Sen. Stefano Vaccari - Sito ufficiale - Articoli filtrati per data: Marzo 2018

Buona sera a tutti, 

mia figlia Valentina lunedì mattina scorso appreso il risultato, mi ha detto: vedi papà alle mie bimbe in palestra (insegna ginnastica artistica agonistica) io dico sempre, delle volte si vince e altre si impara. Ecco questa è una di quelle volte, dalle quali potrai ripartire per rafforzare le tue capacità di reazione. Si credo che abbia ragione lei. E siccome non sono uno che è solito piangere sul latte versato, voglio iniziare questo mio intervento ringraziando tutti coloro che, nel collegio uninominale di Cento, hanno condotto senza risparmiarsi una campagna elettorale difficile e in salita (nonostante i falsi ottimismi della vigilia). Dai segretari dei circoli, ai sindaci e amministratori, ai tanti Giovani Democratici che hanno messo passione idee e innovazione, i tanti militanti ed elettori che hanno creduto giustamente di poter segnare la differenza per quello che assieme avevamo ridato al territorio dopo il sisma del 2012. Abbiamo provato a fermare lo tsunami che arrivava con le mani ma invano. E di questo mi assumo la mia personale fetta di responsabilità come sempre ho fatto. Vorrei che lo facessimo tutti perché sapete come è finita. Non per caso non per il destino cinico e baro ma per una scelta precisa, politica e personalistica, del gruppo dirigente nazionale. Una scelta che ha riguardato tutto il territorio, modenese e regionale, nonostante il percorso condiviso e partecipato che questa federazione aveva fatto per indicare una rosa di nomi per le candidature. A scanso di equivoci vorrei precisare che le candidature scelte, sono state per me di assoluto valore, competenti e capaci al di là dei risultati e agli eletti va il mio augurio di buon lavoro e la mia disponibilità a collaborare. 

Quella del 4 marzo non è stata solo la più grave sconfitta della sinistra italiana nella storia repubblicana, ma è stata una sconfitta che porta con sé effetti “collaterali” rilevantissimi sul delicato crinale della tenuta delle istituzioni europee e nazionali. 

Dunque, il centrosinistra ha perso le elezioni, ma ha fallito anche la seconda delle missioni che si era dato, forse con eccessivo trionfalismo delle europee 2014: essere il più solido argine nell’Unione contro l’avanzata delle forze antisistema. Alla prova dei fatti, è successo il contrario: Francia e Germania hanno retto; noi siamo crollati sotto le bombe di Di Maio e Salvini, nonostante il grande lavoro fatto dal Governo per risollevare un Paese sul lastrico. Le ripercussioni sulla tenuta del quadro istituzionale le misureremo più avanti, augurandoci che siano meno gravi di quanto temiamo; sta di fatto che lo sfaldamento del rapporto tra l’Italia e l’Ue e il conseguente smottamento di quest’ultima, stanno per la prima volta tra gli scenari possibili.

Il 4 marzo abbiamo perso tutti, certo per scelte sommate tra loro che vengono da lontano, ma con responsabilità proporzionalmente diverse, sulla base dei ruoli e delle appartenenze. Non sono tra quelli che le affida tutte al segretario dimissionario Renzi, anche se ha avuto un ruolo centrale. Attorno a lui c'era un gruppo dirigente che o non lo ha contrastato quando era necessario o gli ha consigliato passi sbagliati. Penso a ciò che non abbiamo fatto (tranne qui a Modena e in Emilia) dopo il voto al referendum del 4 dicembre per analizzare quella sconfitta e correggere azioni del pd e del governo, così come dopo le elezioni amministrative e regionali in Sicilia al netto delle loro specificità. Oggi bisogna andare più a fondo nell’analisi di ciò che è successo domenica alle urne. Siamo diventati il partito delle classi medio alte e maggiormente tutelate, con differenze regionali certo ma non più così marcate come in passato. Il voto ha ridisegnato le cosiddette “due Italie” come non accadeva da decenni. Se confrontiamo poi il voto al pd delle europee 2014 con quello di domenica, vediamo come solo il 50% ci ha riconfermato la fiducia, il 15,6 non è andato a votare e il restante 34,2% si è diviso in prevalenza tra 5S per il 16,8% il centro destra per l’8,4% il 3,4%. alla Bonino e il 4% a LeU. 

Uno smottamento strutturale che sancisce la fine del voto di appartenenza e al tempo stesso ci indica la possibilità, apparentemente più semplice del voto di opinione, di andarci a riprendere quella marea di voti persi. Partendo da un bagno di umiltà, anche nelle dichiarazioni pubbliche, che eviti di additare chi si mette in fila ai Caf per avere il reddito di cittadinanza o come fascista è razzista chi ha votato lega. La dimensione e la qualità di quel voto ci dicono che non è così e faremo bene ad avere più rispetto di loro e delle loro ragioni che hanno a che fare con la speranza e con la paura delle persone. E di comprenderle a fondo. A Modena città, che è andata meglio che da altre parti, stiamo parlando di 14.000 voti in meno per il pd, 11.000 in più per la Lega e 3000 in più per i 5S. E non ci vuole molto a capire quali problemi tali dati pongono in vista delle amministrative del prossimo anno. 

Dati preoccupanti e segnali che avevamo già avuto forti e chiari quando nel 2017 dopo le primarie registrammo un calo del 50% dei partecipanti che affiancava un altro 50% di riduzione del numero degli iscritti a Modena come in Regione. Noi possiamo essere i più bravi teorici e praticanti del riformismo emiliano ma se dietro non c’è il popolo, un problema c’è e lo dobbiamo affrontare con più serietà. 

La direzione di lunedì con la relazione di Martina e il dibattito che ne è seguito ha messo sui binari giusti questo lavoro e questa discussione. A lui e a tutti noi dico: Non si facciano processi ma neanche rimozioni.

Ripartiamo allora dall'ascolto, da una discussione vera e profonda, senza ipocrisie. Riannodiamo i fili di una rete necessaria, per riconnetterci ad un tessuto sociale che "non ci ha tradito", ma che non ha trovato nel Pd e nella sinistra le risposte alle proprie difficoltà, ai bisogni, alle paure, al disorientamento, alla solitudine. Lavoro, sicurezza, disuguaglianze, vecchie e nuove povertà, protezione sociale, corpi intermedi e rappresentanza, banche sono temi sui quali siamo apparsi estranei consolidando una lontananza da diversi strati di popolazione. 

Occorre costruire un clima unitario a livello nazionale oltre che qui a Modena dove gli sforzi sono stati fatti. L'azzeramento delle correnti a cui in diversi leader in direzione e dopo hanno fatto riferimento è un obiettivo verso il quale dobbiamo tendere con maggiore determinazione. 

Perché ci servirà un partito nel quale agli interessi delle correnti personali si sostituiscano le correnti di pensiero, di idee e vicinanza ai problemi reali delle persone. Quelle correnti che in un partito sano devono portare necessariamente a compiere quotidianamente scelte di sintesi tra gli interessi in campo ma strategiche, che chiariscano qual è il nostro nuovo pensiero sul mondo, sull’Europa, sul Paese sulla Regione su Modena e Provincia. 

Con l’ambizione di guardare oltre l’immediato. Oltre il qui ed ora. 

Occorre ripartire da una rigenerazione del Pd a partire dalla sua identità, rendendolo inclusivo e non esclusivo, plurale e non singolare, capace di garantire una collegialità che in tanti passaggi cruciali è mancata quando non è stata negata. 

Quindi sì a un Pd che, dall’opposizione di 5S e della destra, apra una vera fase costituente, organizzativa e progettuale, con i tempi giusti senza affrettarsi su dispute nominalistiche e senza un nuovo progetto a cui legare le persone. Perché il Pd che serve a tutti noi dovrà essere un soggetto politico del tutto diverso. E per questo credo che di gazebo per le primarie non ne avremo bisogno per un po’ di tempo. 

Dovrà essere, pena la sua residualità nel sistema politico e istituzionale: 

Un partito da ripensare nella cultura politica e nella forma, quegli aspetti che nella storia delle culture fondanti del PD e nell’esperienza breve dell’Ulivo seppero rappresentare lo scatto in avanti e il valore aggiunto in grado di suscitare speranze, aggregare energie e idee e conquistare consenso. 

Un partito nel quale i circoli, seppur in numero ridotto, non siano più soltanto luoghi per incontrarsi tra persone che già fanno politica, ma luoghi che raccolgano anche in forme nuove bisogni e problemi, e rappresentino davvero l'interesse del proprio territorio. 

Per questo serve un’analisi seria e approfondita del voto. Seggio per seggio comune per comune, per analizzare quanto le dinamiche e i problemi conunali o di quartiere possano aver influito o meno sulla scelta degli elettori accanto a quelli nazionali. Un partito che renda diversamente protagonisti gli iscritti dei circoli accanto a ciò che si muove dentro quel quartiere o comune, per condividere l’elaborazione di questo nuovo ruolo accanto alle soluzioni dei problemi della città. 

Occorre tornare ad usare il "noi" n modo serio e concreto e costruire una vera comunità di persone capaci di essere solidali e coese. Ricostruire rapporti di fiducia all'interno della famiglia democratica è il presupposto per animare la fiducia dei cittadini nel Partito Democratico.

Un partito che investa sul capitale umano, a partire dal patrimonio dei Giovani Democratici, che sappia cambiare l’ordine delle priorità e rimettere al centro la ridefinizione della sua funzione. 

La prossima Assemblea Nazionale, che eleggerà il nuovo segretario avviando la fase congressuale può essere una vera opportunità. Deve avere la forza di dar vita a un nuovo progetto politico fatto di nuove idee e non solo di conte sulle persone. Capace di riattivare quella partecipazione che ci ha abbandonato in modo massiccio in questi anni. 

Facciamo nostra questa occasione: proviamo, da Modena, dalla Emilia Romagna, a far partire un percorso che possa essere da “esempio” anche per l’Italia. 

Un percorso per il quale sarò comunque a disposizione del PD, al di là dei ruoli che ricoprirò. Ho avuto l’onore di giocare per 5 anni in nazionale e di questo devo ringraziare questa comunità politica che lo ha reso possibile e alla quale spero di aver restituito, almeno in parte, quanto ricevuto. Come ho già dichiarato pubblicamente ora torno a fare il mediano, anche in polisportiva, un ruolo che, parafrasando Ligabue, ho sempre ricoperto nei fatti, perché sono nato senza i piedi buoni, ho lavorato sui polmoni, recuperato tanti palloni, coperto certe zone del campo, ho giocato con generosità, sempre nel mezzo fin che ce ne avevo e sempre al servizio della squadra. È così continuerò a fare anche in futuro. 

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