Sen. Stefano Vaccari - Sito ufficiale - Articoli filtrati per data: Luglio 2017

La Commissione Ambiente del Senato ha approvato oggi pomeriggio il disegno di legge sui piccoli Comuni che, ora, passerà all’Aula per l’approvazione definitiva. “Si tratta di un disegno di legge – spiega il senatore modenese Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione Ambiente e relatore del ddl – che punta alla valorizzazione dei 5885 piccoli Comuni con popolazione fino a 5000 abitanti e dei territori montani e rurali, in cui vivono 10 milioni di italiani, garantendo una serie di benefici nella gestione dei servizi, anche innovativi”. Ecco la dichiarazione di Stefano Vaccari sulle principali novità del provvedimento:

“I Comuni italiani sono per la grande maggioranza di ridotte dimensioni. Il disegno di legge sui piccoli Comuni riguarda, quindi, quasi 6mila Enti locali con una popolazione inferiore ai 5mila abitanti, soprattutto in territori montani e rurali, condizioni in cui ricadono anche diversi Comuni nel modenese. Il provvedimento, si è calcolato, riguarda complessivamente 10 milioni di italiani che hanno il diritto di avere un’attenzione speciale per il proprio territorio: per questo le norme contenute nel disegno di legge sono particolarmente attese, in quanto possibile volano di sviluppo e sostegno di territori che hanno una ricchezza naturale, economica, sociale e culturale da difendere. Il provvedimento punta a contrastare lo spopolamento dei piccoli Comuni, incentivando la presenza anche innovativa di servizi e attività, della banda larga, dell’afflusso turistico. I Comuni potranno, ad esempio, istituire centri multifunzionali per la prestazione di servizi anche diversi, acquisire e riqualificare immobili per evitare l’abbandono e il degrado di terreni ed edifici, stipulare intese per il recupero di case cantoniere e stazioni ferroviarie non più utilizzate, destinare specifiche aree per la realizzazione dei mercati agricoli per la vendita diretta di prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta e a chilometro utile. A sostegno di tutte queste azioni, viene istituito uno specifico Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli Comuni. Fondi specifici sono inoltre indirizzati allo sviluppo della rete in banda ultra larga, soprattutto in quelle aree dove non c’è un interesse economicamente vantaggioso per gli operatori a realizzare reti a connessioni veloci e ultraveloci. Disposizioni specifiche sono, infine, previste per lo sviluppo, la tutela e la promozione delle aree rurali e montane”.

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l Senato ha dato oggi il via libera al disegno di legge “Modifiche al codice antimafia e delega al Governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate”. “Si tratta di un provvedimento atteso – spiega il senatore modenese Pd Stefano Vaccari, componente della Commissione Antimafia – Le mafie sono sempre più aggressive e si muovono usando l’arma della corruzione. Importante, quindi, l’aver deciso di estendere le misure del codice anche alla corruzione, così come l’aver finalmente reso più  semplice l’utilizzo di 25 miliardi di beni sequestrati ai mafiosi per garantire sviluppo e lavoro”. Il provvedimento passa ora alla Camera. Ecco la dichiarazione di Stefano Vaccari:

“Il disegno di legge di riforma del Codice antimafia è il frutto di una iniziativa popolare a cui sono state abbinate diverse proposte di legge presentate da parlamentari del Pd. L’obiettivo principale della riforma è quello di estendere le misure contenute nel Codice antimafia anche alla corruzione. Le mafie, infatti, sono sempre più aggressive e si muovono con disinvoltura utilizzando l’arma della corruzione. Non è un caso che lo stesso procuratore nazionale Antimafia Roberti abbia proposto di inserire l’aggravante del metodo corruttivo nel reato di associazione mafiosa. Corposo il pacchetto di norme che sostengono il reale riutilizzo e la fruizione dei beni confiscati ai mafiosi. L’Agenzia nazionale per i beni confiscati viene riportata sotto la vigilanza del Ministero dell’Interno e potrà contare su una dotazione organica allargata a 200 unità di personale. Si potranno finalmente utilizzare 25 miliardi di beni confiscati per garantire sviluppo e lavoro ai territori. Innanzitutto, viene accelerato il procedimento giudiziario che dal semplice sequestro porta alla vera e propria confisca dei beni, in modo che le comunità possano fruirne.  Poi si consente il trasferimento agli Enti locali anche per finalità economiche, purché accompagnate dal vincolo del reimpiego dei proventi per fini sociali. In questo modo si dà una risposta concreta a quegli amministratori locali che avevano denunciato come insostenibile l’obbligo del riuso in caso di immobili fatiscenti, che abbisognerebbero di ingenti investimenti. Presso le Prefetture verranno istituiti i Tavoli permanenti sulle aziende sequestrate e confiscate, a cui siederanno anche i rappresentanti delle Istituzioni, delle associazioni economiche e di quelle dei lavoratori. In questo modo si favorisce la collaborazione degli operatori economici del territorio in modo da sostenere la continuità produttiva delle aziende e la salvaguardia dell’occupazione. Tra l’altro, l’amministratore giudiziario potrà anche avvalersi del supporto tecnico, gratuito, di imprenditori attivi nel settore in cui opera l’azienda o in settori affini. Incrementate anche le pene previste in modo da colpire la cosiddetta “mafia dei terreni”. Le modifiche apportate al codice antimafia, infine, aumentano le tipologie di soggetti considerati pericolosi e quindi passibili di vedersi applicate le misure di prevenzione, compresi gli indiziati dei più gravi delitti dei pubblici ufficiali contro la Pubblica amministrazione, a sottolineare la pervasività dei sistemi corruttivi”.

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Il viceministro all’Interno Filippo Bubbico, nel pomeriggio di oggi, ha risposto a una serie di interrogazioni sul tema della chiusura delle sedi della Polizia postale. Tra esse, anche l’interrogazione presentata dal senatore modenese Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione Ambiente, già nell’ormai lontano 2014 quando si cominciava a parlare di razionalizzazione delle sedi di polizia e di possibile chiusura per il posto di Polizia ferroviaria e della sezione di Polizia postale a Modena. Ecco la dichiarazione di Stefano Vaccari:

“La sede della Polizia ferroviaria di Modena non rientra nel progetto di razionalizzazione della dislocazione delle Forze di polizia sul territorio, quindi rimarrà. Per quanto riguarda, invece, la sezione modenese della Polizia Postale i gruppi interforze istituiti presso il Dipartimento della Pubblica sicurezza sono ancora al lavoro sul progetto complessivo e non è chiaro che ricadute specifiche avrà sulla nostra provincia. E’ quanto ha confermato, oggi pomeriggio, il viceministro all’Interno Filippo Bubbico rispondendo a una serie di interrogazioni presentate da senatori provenienti da diverse parti d’Italia, da Gorizia a Foggia. Ringrazio il viceministro per aver risposto anche alla interrogazione che presentai già nel 2014, quando si cominciava a parlare del piano di razionalizzazione. Il piano in questione non è ancora stato definito, se non nelle sue linee generali. Si punta ad evitare duplicazioni e sovrapposizione e a favorire la gestione associata di servizi strumentali in modo da rendere più efficiente la spesa pubblica. In generale, si privilegia la presenza della Polizia di Stato nei comuni capoluogo, mentre nel resto del territorio saranno installati i Carabinieri. Vista l’evoluzione rapida delle funzioni in capo alla Polizia postale, si punta a concentrare le risorse professionali più qualificate nei capoluoghi di regione e nelle sezioni provinciali in cui operano Procure distrettuali con ampia competenza in tema di reati informatici. Chi lavora nelle sezioni territoriali della Polizia postale, anche nel caso di chiusura, rimarrà sul territorio, visto che si prevede il reimpiego nei reparti investigativi delle locali Questure. Rassicura, comunque, che lo stesso Ministero dell’Interno ribadisca che la Polizia postale oggi è deputata a presidiare un ambito di interesse strategico per il Paese, visto l’uso abituale degli strumenti informatici e dei relativi sistemi di comunicazione da parte delle associazioni di stampo mafioso e di tipo terroristico. Auspichiamo che venga tenuto in adeguato conto il lavoro specialistico che da ben 35 anni è stato portato avanti, con successo, dagli uomini della Polizia postale di Modena”.

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