Sen. Stefano Vaccari - Sito ufficiale - Articoli filtrati per data: Giugno 2017

Si è tenuta, in mattinata, presso la sede del Museo Ferrari di Modena, una conferenza stampa di presentazione di un progetto condiviso a sostegno del Lambrusco, uno dei prodotti principe delle nostre terre. All’incontro con i media erano presenti, oltre ai sindaci di Bomporto, Gualtieri, Rio Saliceto e Scandiano, anche il senatore modenese del Pd Stefano Vaccari e il consigliere regionale modenese del Pd Luca Sabattini. Gli Enti locali si sono impegnati a diffondere e approvare, in tutta l’area di produzione del Lambrusco nelle sue varie Dop e Igp, uno specifico ordine del giorno. Ecco il commento di Stefano Vaccari e Luca Sabattini:

“La coltivazione, la lavorazione e la produzione del Lambrusco rappresentano un comparto economico il cui fatturato, legato alla sola bottiglia, vale mezzo miliardo di euro. Si tratta di un dato che ribadisce il profondo valore per l’intera area di produzione di uno dei prodotti principe dell’agroalimentare emiliano-romagnolo. Oggi, insieme alla senatrice Ileana Pignedoli e ai sindaci di Bomporto, Gualtieri, Rio Saliceto e Scandiano, ci siamo ritrovati per mettere a punto azioni comuni. In particolare è stato deciso di raccogliere di nuovo le nostre energie, come già capitò l’anno passato in occasione della battaglia europea sul tema delle denominazioni, per diffondere e fare approvare in tutti i Consigli comunali dell’area di produzione del Lambrusco uno specifico ordine del giorno che parte dal presupposto che “il Lambrusco, ancora prima di essere il nome di una famiglia di vitigni, identifica un territorio esclusivo dal quale ha avuto origine”. I Consigli comunali interessati sono quelli in provincia di Modena, Reggio Emilia e di alcune zone di Parma e Bologna. Com’è noto, nonostante il successo a livello internazionale, in questo momento, si ha una riduzione complessiva delle vendite: occorre quindi implementare una strategia complessiva che parte dall’identificazione del Lambrusco come “testimonial” di un territorio ampio. E’ necessario, tra le altre cose, sulla base di analoghe esperienze francesi, creare il cluster regionale del Lambrusco, strumento ideale per la promozione e la competitività delle aziende e del territorio. Anche gli Enti locali dovranno operare in rete per la promozione di eventi, iniziative e progetti comuni volti alla valorizzazione dell’intera area produttiva. Occorre, insomma, lavorare tutti insieme, in maniera sinergica, per sostenere il Lambrusco, prodotto fondamentale per la nostra economica e per la ricchezza dei nostri territori”.

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Il senatore modenese del Pd Stefano Vaccari, componente della Commissione Antimafia, interviene sulla possibilità che Totò Riina possa essere scarcerato per ragioni umanitarie. Ecco le sue considerazioni:

“Le questioni poste dalla Corte di Cassazione meritano senza dubbio una riflessione perché riguardano Il diritto a morire dignitosamente di ogni persona detenuta e quindi anche di Totò Riina. L’ipotesi di una mutazione della pena detentiva in arresti domiciliari, ora è nelle mani del Tribunale di Bologna che, sono certo, valuterà la decisione da prendere con saggezza e piena cognizione di causa, tenendo conto di tutti i fattori in gioco. Si perché il regime del 41bis è una condizione diversa di trattamento per chi si è macchiato di crimini efferati legati a una associazione mafiosa. La Commissione Antimafia ha avviato su questo una indagine per verificare nello specifico le condizioni di trattamento dei detenuti nelle sezioni riservate in alcune carceri, visitando quelle di Opera a Milano, di Parma e di Sassari. Ero presente alla visita a Sassari, carcere di massima sicurezza dove sono rinchiusi 90 detenuti al 41 bis, 23 per terrorismo. Anche lì ci sono persone malate che dispongono di un ambulatorio medico riservato attrezzato, mentre all’interno dell’ospedale di Sassari è allestito un mini reparto ad hoc. Se c’è una persona malata, lo Stato deve riservare un adeguato trattamento terapeutico a prescindere dai crimini commessi e dalla presenza o meno – che nel caso di Riina a Parma o Leoluca Bagarella a Sassari non c’è stata – di una presa di coscienza, di un percorso di ravvedimento e di conversione. Anche a Totò Riina, come a tutti gli altri detenuti al 41 bis, è giusto assicurare tutte le cure necessarie in carcere e, se occorre, in ospedale. Ma mi fermerei qui. Le condizioni di detenzione che la Commissione ha visto di persona sono tali che non si può affermare che il diritto alla salute e a una morte dignitosa siano pregiudicati e sulla base di questo assunto si possa tramutare la pena in arresti domiciliari. Oltre ad essere una concessione sproporzionata creerebbe un precedente grave che aprirebbe una falla nel sistema speciale di “carcere duro” che ha sempre spaventato i mafiosi e continua ad essere un elemento deterrente e determinante per attivare percorsi di riconversione e collaborazione con la giustizia. Inoltre se il capo della Direzione nazionale antimafia spiega che Rina è ancora il capo riconosciuto della mafia, come possiamo pensare di revocargli il 41 bis?”.

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E’ approdato, in mattinata, alla discussione dell’Aula di Palazzo Madama il disegno di legge sui Domini collettivi di cui il senatore modenese del Pd Stefano Vaccari è co-relatore. Nella sua relazione, il senatore Vaccari ha ricordato la storia millenaria della Partecipanza agraria di Nonantola, città di cui è stato sindaco per nove anni, e i valori che ancora oggi sottintendono alle gestioni collettive della terra, valori che il nuovo disegno di legge intende preservare nell’ottica dell’innovazione normativa, della sostenibilità ambientale e del presidio dei territori, della conservazione attiva e valorizzazione di un millenario patrimonio civico. 

Nonantola e la sua Abbazia nell’anno Mille sono state al centro della discussione, oggi, nell’Aula di Palazzo Madama. Il senatore modenese del Pd Stefano Vaccari, sindaco di Nonantola per nove anni, in qualità di co-relatore con il collega Cucca del disegno di legge sui Domini collettivi, ha spiegato ai senatori cosa significa in concreto, per una comunità, la gestione di una proprietà collettiva come la più antica partecipanza agraria italiana, quella appunto di Nonantola, sorta sulle terre di proprietà di una delle più importanti strutture abbaziali europee, che ha resistito nella sua autonomia nonostante spinte centralistiche, anche autoritarie come in epoca fascista, avessero a più riprese cercato di “normalizzarla”. “Gli usi civici, come quelli del nostro Appennino, le partecipanze agrarie come quella di Nonantola, e tutte le diverse forme di domini collettivi – ha spiegato Stefano Vaccari – sono manifestazioni di un costume primordiale, emanazione genuine di una società che spontaneamente si auto-ordina al fine di garantirsi una migliore sopravvivenza quotidiana”. Gli usi civici sono arrivati fino a noi e con questo disegno di legge si intende tutelarne le originali specificità. “Il disegno di legge che oggi discutiamo – ha confermato il sen. Vaccari – vuole riconoscere i domini collettivi come soggetti neo-istituzionali, in quanto ad essi compete l’amministrazione, sia in senso oggettivo che soggettivo, del patrimonio civico, di cui sono presidio per la valorizzazione delle risorse naturali e dell’ambiente. Inoltre, in quanto enti gestori delle terre di collettivo godimento, rientrano a pieno titolo nell’imprenditoria locale cui competono le responsabilità di tutela e di valorizzazione dell’insieme di risorse naturali e antropiche presenti nel demanio civico”. Nella multiforme varietà delle gestioni collettive della terra Vaccari individua il nocciolo duro della tutela di valori millenari, ma indubbiamente di stretta attualità, come il valore della solidarietà – ci sono opere che non possono essere realizzate se non con la collaborazione degli altri -, quello del rispetto del bene così come lo si è ricevuto, il valore dell’identità dell’individuo in rapporto al bene collettivo, il valore di un “altro modo di possedere” – non la proprietà individuale, ma quella collettiva -, il valore dell’uguaglianza contro i tentativi di soprusi dei potenti. “Come Nonantola dimostra – ha concluso Vaccari – c’è una comunità di uomini unita da una storia comune, da comuni tradizione, da un comune lavoro, da finalità comuni, tratti questi che fanno di una proprietà collettiva una comunità anche spirituale, intesa come una comunità sorretta da comuni valori”.

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