Azzardo e mafie, presentazione a Roma con Violante e Vaccari

Il senatore modenese del Pd Stefano Vaccari, componente della Commissione Antimafia e coordinatore del X Comitato sul gioco, sarà uno dei relatori della presentazione pubblica del dossier “Gioco sporco, sporco gioco. L’azzardo secondo le mafie” in programma martedì 5 dicembre a Roma. Saranno presenti, inoltre, l’autore Filippo Torrigiani, il presidente emerito della Camera dei deputati Luciano Violante e il sottosegretario all’Economia e alle Finanze Pier Paolo Baretta.

“Gioco sporco, sporco gioco. L’azzardo secondo le mafie”: è questo il titolo del dossier, realizzato dal consulente della Commissione parlamentare Antimafia Filippo Torrigiani, che verrà presentato martedì 5 dicembre, a Roma, presso la sede dell’istituto dell’Enciclopedia italiana. Si tratta di una fotografia aggiornata dello stato attuale del rapporto tra criminalità organizzata e azzardo, così come emerge dalle principali inchieste realizzate sul fenomeno, non ultima la relazione conclusiva del X Comitato ristretto sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel gioco lecito e illecito, presieduto dal senatore modenese del Pd Stefano Vaccari, componente della Commissione Antimafia. Proprio Vaccari sarà uno dei relatori dell’incontro, insieme al presidente emerito dalla Camera dei deputati Luciano Violante, che ha curato la prefazione al dossier, al sottosegretario all’Economia e alle Finanze Pier Paolo Baretta e, naturalmente, all’autore Filippo Torrigiani. Coordina i lavori don Armando Zappolini, presidente del Cnca, coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza. “Le infiltrazioni delle organizzazioni mafiose nel settore del gioco d’azzardo sono estese e accertate – conferma il senatore Vaccari, autore della post-fazione al dossier – L’attività criminale usa l’azzardo non solo come fonte di reddito, ma soprattutto come canale di riciclaggio del denaro sporco. Grazie al lavoro del X Comitato della Commissione Antimafia, abbiamo elaborato una serie di misure per contrastare l’infiltrazione mafiosa nel comparto, che tiene conto anche del fatto che, soprattutto nell’online, le “basi” non sono nel nostro Paese e, quindi, potenzialmente più difficili da individuare e perseguire”.

       

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