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Intervento del Sen. Vaccari IV Novembre 2017 #Carpi

C44F180D-4716-4FC7-82D6-04749DC4CBA0Rivolgo innanzitutto un ringraziamento al Sindaco di Carpi Alberto Bellelli per l’invito a presenziare a questa bella e partecipata manifestazione. Un caro saluto ai rappresentanti delle associazioni dei combattenti e reduci, alle associazioni darma, a quelle degli invalidi civili e del lavoro, alle autoritàmilitari, religiose e civili, alle insegnanti, ai genitori e ai ragazzi della Scuola Giuseppe Verdi di Carpi, nonché alla Filarmonica di Carpi e a tutti i cittadini per lo splendido inizio dedicato a quel periodo storico attraverso le canzoni più note. 

Questa data ricorda la battaglia di Vittorio Veneto, che, con la conclusione della prima guerra mondiale, portòallunificazione dellItalia: oggi celebriamo lUnitàdItalia, non dimenticando i caduti che si sono sacrificati per dare vita al nostro Paese. Una realtà articolata quella dei caduti per amore della patria, una schiera di vite umane che non possiamo ricordare in maniera superficiale e sommaria. Un primo pensiero va ai civili  quelli che soffrirono o morirono per fame, malattie, azioni militari, violenze  e i soldati condannati per reati disciplinari e uccisi a seguito di sentenze, di decimazioni, di esecuzioni sommarie sul campo.Riconoscenza va ai soldati caduti, agli invalidi, ai feriti e a tutti coloro che ebbero la vita sconvolta dalla guerra, compresi quelli le cui menti non ressero allorrore (gli scemi di guerramorti a centinaia nei manicomi), i suicidi, gli autolesionisti, i prigionieri italiani lasciati morire senza assistenza da un governo criminale che li considerava vigliacchi (100.000 prigionieri italiani morti su 600.000, rispetto ai 20.000 morti su 600.000 prigionieri francesi, aiutati dal loro Stato).E non possiamo dimenticare, proprio nei giorni del centenario di Caporetto e proprio nella nostra terra di profughi, i civili morti per sfinimento, quelli travolti dalla spagnola o dalla mancanza di cure, quelli dilaniati dai bombardamenti, o uccisi per sfizio dallesercito di occupazione mentre difendevano le loro povere cose.

18BBDAFA-E93B-440A-B216-A929F062F379Oggi come detto, festeggiamo l’Unita d’Italia, ma anche e soprattutto le Forze Armate, che nella nostra Repubblica sono dedicate alla sicurezza interna e alla ricerca della pace a livello internazionale. Quando ricordiamo i nostri combattenti, quando ricordiamo i nostri caduti di ogni tempo, quando ci rechiamo ai cippi o ai monumenti posti in memoria delleroismo spesso oscuro della nostra gente, non facciamo omaggio a valori che attengono al concetto di guerra, ma a valori che esaltano la profonda umanitàdel sacrificio, delleroismo, della dedizione alla patria che sono perenni e comuni al popolo italiano.

Valori che hanno contraddistinto giovani nati nel 1899 che hanno avuto il loro battesimo del fuoco nella Grande guerra nel novembre 1917 e furono protagonisti delle battaglie che decisero le sorti del conflitto.

In quegli anni furono 265.000 i giovani poco più che adolescenti, comandati da ufficiali veterani, a combattere le tre battaglie decisive per lunitàdel nostro Paese: quella darresto, quella del Solstizio e quella di Vittorio Veneto. Le loro imprese sono sostenute da una decina di medaglie doro e migliaia dargento e bronzo.

I giovani soldati della classe 1899 hanno avuto il battesimo del fuoco. Il loro contegno è stato magnifico. Li ho visti i ragazzi del 99. Andavano in prima linea cantando. Li ho visti tornare in esigua schiera. Cantavano ancora. Queste le parole del generale Diaz, nell'ordine del giorno del 18 novembre 1917, per rendere loro omaggio. Frasi che resero quei giovani per sempre parte di una storia di cui andare fieri e che abbiamo il dovere di ricordare, non solo oggi che ricorre il centenario. 

A loro anche Gabriele D'Annunzio dedicò parole di ammirazione: la madre vi ravvivava i capelli, accendeva la lampada dei vostri studi, rimboccava il lenzuolo dei vostri riposi. Eravate ieri fanciulli e ci apparite oggi così grandi!.

La guerra è la cosa più orribile che può accadere ad un popolo, ed ecco perché lart.11 della nostra Carta Costituzionale recita: "LItalia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertàdegli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali" e non si ferma qui, continua dicendo, che l'Italia si impegna a lavorare con gli altri popoli per assicurare la pace e la giustizia fra le nazioni.  E proprio lavorando in questa direzione insieme agli altri stati europei, l'Unione Europea nel 2012 si è vista conferire il premio Nobel per la Pace, quale riconoscimento al contributo che essa ha dato per oltre 60 anni alla promozione della concordia, della riconciliazione, della democrazia e dei diritti Umani. La storia è anche memoria, la storia ci insegna come evitare di commettere nuovamente gli stessi errori, ma non sempre èstato cosìNon sìè mai verificato un periodo cosìlungo di pace, eppure il momento che stiamo vivendo è certamente il più difficile del dopo guerra, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista politico-sociale. Stiamo uscendo da una crisi economica che non ha avuto pari e il quadro internazionale muta ed evolve rapidissimamente stravolgendo equilibri da tempo consolidati e sui quali la politica non è stata lungimirante. Non combattiamo al fronte, ma siamo in prima linea per affrontare una guerra contro i nemici di questo tempo: il terrorismo internazionale e le disuguaglianze sociali. Oggi siamo coinvolti e testimoni di due grandi fenomeni sociali: da una parte le difficoltàdi molte nostre famiglie che non hanno più mezzi economici per poter vivere e rispetto alle quali gli Stati devono trovare soluzioni per garantire a tutti una esistenza dignitosa perché altrimenti é a rischio la coesione sociale e quindi alcuni principi che costituiscono lUnita Nazionale, come il diritto al lavoro. Dallaltro viviamo in un contesto mondiale nel quale gruppi armati fintamente mossi da un intento religioso stanno operando per sovvertire le nostre società, seminando paura, terrore, morte. Essere cittadini Italiani ed europei significa fare i conti anche con questi fenomeni che hanno già colpito tante città europee. L'immigrazione, laccoglienza, la collaborazione, la solidarietàilrispetto reciproco sono invece i principi sui quali èbasata la nostra società a partire dalla sua Costituzione. Riuscire a costruire una societàin cui, accanto al miglioramento delle condizioni economiche delle nostre famiglie, si realizzinolintegrazione e laccoglienza, senza violenza, senza emarginazione, senza discriminazione di razza, di sesso, di colore della pelle, costituisce uno degli impegni attuali e decisivi, quanto importante è stato necessario in origine unire il nostro Paese combattendo per quell'obiettivo. 2C8E4B2D-1A1C-43FF-A013-0F7442DDBBEF

Questo impegno è affidato, in particolare, alla cultura, alla scuola, quindi alle giovani generazioni, alla generazione Erasmus che ha potuto vivere, studiare, crescere in una Europa unita e senza frontiere, e a cui ora spetta il compito di proseguire una stagione di pace e concordia, nella democrazia basta su diritti e doveri. La giornata di oggi ha quindi il significato di ricordare il sacrifico dei nostri caduti e di conoscere la storia per meglio interpretare il presente, per immaginare un futuro fatto di progresso, di riduzione delle disuguaglianze, di nuovi diritti, no di certo di nuovi muri, fili spinati e chiusure delle frontiere. La rinascita di una nuova idea di Europa ha bisogno di responsabilità, di nuove energie, di nuovi sogni e nuove speranze, da condividere tutti assieme tra le generazioni, per un futuro comune. Un futuro di pace, giustizia è libertà. 

Viva le Forze Armate, viva la Repubblica, viva l'Italia, viva l'Europa. 

 

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