#Onu in difesa dei diritti del popolo Saharawi.

    Giovedì pomeriggio il Senatore Stefano Vaccari in qualità di Presidente dell’intergruppo parlamentare di amicizia con il popolo Saharawi è intervenuto alla 72esima sessione della Quarta Commissione Onu dedicata a “Questioni politiche speciali e decolonizzazione”. Di seguito il suo intervento.

     

    Gentile Presidente Egregi Commissari,

    Mi chiamo Stefano Vaccari e sono un senatore della Repubblica Italiana che ha l'onore di presiedere l'intergruppo parlamentare di amicizia con il popolo Saharawi di cui fanno parte 100 parlamentari di tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento. Negli ultimi 5 anni abbiamo promosso incontri presso le commissioni del nostro parlamento per denunciare le ripetute violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale, e abbiamo organizzato un azione di supporto costante al popolo Saharawi, in Italia e nei loro territori, in collaborazione con una vasta rete di comuni e associazioni.

    Per le Nazioni Unite, il Sahara occidentale rimane un territorio non autogovernato ancora in attesa di una decolonizzazione definitiva e i suoi cittadini hanno un diritto inalienabile all'autodeterminazione e all'indipendenza in conformità con la risoluzione 1514 (XV) dell'Assemblea Generale del 14 dicembre 1960 contenente la Dichiarazione sulla Concessione d’indipendenza ai Paesi e alle popolazioni delle ex colonie.

    Tutte le risoluzioni dell'Assemblea Generale riguardanti il Sahara Occidentale hanno costantemente richiamato la risoluzione appena menzionata come base da cui partire per completare la decolonizzazione del territorio; sempre e solo attraverso il libero esercizio democratico del popolo Saharawi.

    In questo contesto, grazie agli sforzi di mediazione congiunti delle Nazioni Unite e dell'OUA, nel 1988 le due parti del conflitto, il Fronte POLISARIO e il Marocco, hanno accettato un piano che aveva come scopo l’organizzazione di un referendum che senza vincoli militari o amministrativi consentisse alla popolazione del Sahara occidentale, nell'esercizio del suo diritto all'autodeterminazione, di scegliere tra indipendenza e integrazione con il Marocco .

    Tuttavia, ad oggi, questo referendum non è ancora stato organizzato a causa degli innumerevoli ostacoli posti dal Marocco. Il punto massimo dell’ostruzionismo marocchino si è raggiunto nel 2002 quando il Marocco ha dichiarato apertamente che non era più disposto ad andare avanti con il Piano che avrebbe portato al referendum, piano che aveva precedentemente e ufficialmente accettato.

    Il mancato uso della propria autorità da parte del Consiglio di Sicurezza nei confronti del Marocco, per non aver rispettato il Piano di regolamento e gli Accordi di Houston del 1997, ha ulteriormente legittimato e incentivato il comportamento scorretto marocchino. È stato subito chiaro che la manovra del Marocco e il suo repentino cambio di idea, erano essenzialmente dovuti alla realizzazione del fatto che in caso di un referendum democratico vigilato dall'ONU, il popolo del Sahara Occidentale avrebbe evidentemente scelto l'opzione di indipendenza.

    I negoziati purtroppo ad oggi non hanno fatto alcun progresso a causa dell'insistenza dello Stato marocchino nel voler far accettare una propria proposta, diversa da quella precedentemente accettata, che è semplicemente in contrasto con l'esercizio genuino e libero dei popoli Saharawi del loro inalienabile diritto all'autodeterminazione. Dal 2012 il Marocco continua addirittura a respingere anche l'idea di negoziati diretti.

    Inoltre, il Marocco continua a commettere terribili violazioni dei diritti umani contro i civili Saharawi di tutte le età tra cui donne, uomini, bambini e anziani nei territori occupati del Sahara occidentale. Alcune di queste violazioni sono state documentate da organizzazioni umanitarie internazionali quali Amnesty International e la Fondazione Robert Kennedy, le cui relazioni illustrano il sistematico non rispetto dei diritti umani fondamentali e la mancanza di condizioni di vita dignitose in questi territori.

    Purtroppo, la maggioranza di queste violazioni viene perpetrata lontano dal controllo internazionale a causa del blackout dei media e del blocco militare imposto ai territori occupati dall'autorità marocchina. Il Marocco persiste anche nello sfruttamento illegale e massiccio delle risorse naturali del Sahara Occidentale, spesso in complicità con le entità straniere e in totale violazione della legittima sovranità del popolo saharawi sul territorio e sulle proprie risorse naturali.

    Per tutte queste ragioni, la legittimazione dello status quo e il supporto dell'occupazione militare marocchina illegale del territorio è qualcosa che il mondo dovrebbe rifiutare e che i Saharawi non accetteranno mai. È qualcosa di veramente pericoloso non soltanto in termini di pace e sicurezza dell’area, ma molto di più perchè rappresenta un fallimento totale delle fondamenta del sistema internazionale che si basa sul diritto all'autodeterminazione delle popoli e sul divieto di acquisizione di altri territori con l’uso della forza.

    È quindi imperativo che l'Assemblea Generale stabilisca una data per l'organizzazione del referendum di autodeterminazione per il popolo del Sahara occidentale. Qualsiasi ritardo nel consentire alle persone di esercitare il loro diritto all'autodeterminazione e all'indipendenza peggiorerà la situazione e causerà una ulteriore destabilizzazione di una situazione già volatile nella regione.

    Il rischio di un rapido peggioramento delle condizioni del popolo saharawi è davanti agli occhi di tutti e noi l'abbiamo notato personalmente durante la nostra ultima visita quando, con altri parlamentari, ci siamo recati nel 2015 in delegazione in visita ai campi profughi saharawi a Tindouf e nei territori liberati a Tifariti. Per me non era la prima volta. Sono andato già nel 1998 e nel 2006.

    In quei giorni abbiamo potuto vedere le condizioni di vita nei campi e parlato con tanti profughi, non solo con le autorità saharawi. Con i giovani nati nei campi e che nutrono ormai poche speranze nella soluzione del conflitto e nel loro futuro. Con le donne che hanno retto sulle loro spalle una democrazia in esilio appena nata, mentre i loro uomini erano in guerra. Con i famigliari dei desaparecidos che aspettano ancora giustizia per i loro cari. Con i testimoni per i diritti umani che portano ancora i segni sul volto e suo corpo delle violenze subite ingiustamente dalla polizia marocchina nei territori occupati del Sahara Occidentale. Ed e' anche per portare la loro voce che sono qui davanti a voi. Siamo tornati da quel viaggio prendendoci l'impegno con i colleghi di fare ogni cosa per sostenere la loro causa che aspetta ingiustamente da troppi anni. Come ingiuste sono state le decine di cittadini sahrawi incarcerati ingiustamente nei territori occupati, poi processati sommariamente e condannati a pene ingiuste in violazione dei trattati internazionali.

    Del resto, in quei territori a nessun osservatore viene permesso di andare, nemmeno a rappresentanti di istituzioni o parlamentari di singoli stati europei che vengono fermati agli aereoporti e rispediti a casa come fossero dei pericolosi terroristi.

    Vi chiedo e mi chiedo: e' questa l'idea di democrazia e di rispetto dei diritti umani che ha il Regno del Marocco che collabora e ha consistenti rapporti commerciali con l'Unione Europea e con tante imprese multinazionali ?  La risoluzione finale che approverete dopo questi giorni di audizioni e' molto importante. E' molto importante perché può aiutare il lavoro appena avviato dal segretario generale Guterres e dal suo inviato speciale il Presidente Horst Koehler per ridare speranza e futuro a quei giovani a quelle donne a quei famigliari a quei cittadini saharawi incarcerati ingiustamente. E' importante perché puo' supportare e indirizzare la ripresa del dialogo tra le parti in causa. Il Sahara Occidentale aspetta da 26 anni un referendum che le Nazioni Unite hanno indicato come prospettiva per ristabilire il diritto internazionale. Confido in voi perché serve coraggio. Non dovrete chiedere solo coerenza con le decisioni assunte dall'assemblea generale negli ultimi 26 anni. Serve coraggio per chiedere al Segretario generale e all'assemblea generale di fissare a breve la data del referendum e chiudere finalmente uno degli ultimi processi di decolonizzazione rimasti aperti nel mondo. Grazie 

     

        

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