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Sulle magliette gialle, sul sisma, sul PD

Sono già passati cinque anni da quel terribile 2012. Riguardando i dati, ma soprattutto il video che la Regione ha confezionato per rendicontare e raccontare le cose fatte e gli impegni mantenuti e il bell’inserto della Gazzetta, l’emozione ti prende alla gola. 
Numeri, fatti e risultati importanti, per qualcuno incredibili, merito di uno sforzo corale che ha fatto della coesione e dell’unita di intenti la sua forza. Certo anche errori e ritardi, ma riconosciuti e recuperati strada facendo per migliorare sempre le capacità di risposta a cittadini e imprese. 
Cinque anni nei quali sono passato dal gestire l’emergenza è l’avvio della ricostruzione con i sindaci, la Protezione Civile, la Regione, la Prefettura, a fare il legislatore che dava una mano alla filiera istituzionale a correggere norme e integrare le risorse, a rispondere alle richieste dei sindaci, imprese, professionisti. Molto di questo grazie a tanti del Pd che come me ne hanno fatto la principale priorità. 
Lo voglio dire chiaramente e senza vis polemica: siamo stati il Partito Democratico anche senza magliette gialle. Quelli che nel momento del bisogno hanno agito per il bene comune. Al di là delle appartenenze e dei ruoli che ricoprono: Parlamentari, Amministratori regionali, Sindaci, Assessori, Consiglieri, Iscritti volontari, elettori. È successo nei momenti più duri, dopo il 2012 e durante le calamità naturali più improvvise e dirompenti che ci hanno colpito negli anni a venire (alluvioni, trombe d’aria). Lo abbiamo fatto senza cavalcare i titoli dei giornali, solo con la forza di chi ha a cuore le sorti delle persone, vicine o lontane, in situazione di difficoltà. 
Organizzare iniziative di partito come quella delle magliette gialle a Roma ha avuto un forte impatto sociale, perché si è tentato di strutturare e ribadire una cultura dell’aiuto reciproco che è alla base della nostra comunità. Nelle zone colpite dal terremoto no. Le etichette, quelle che vogliono dividere in maniera categorica chi fa da chi non fa, cosa è buono e cosa è da condannare, non aiutano in queste zone a far sì che la cosa pubblica, la ricostruzione diventino unità d’intenti, una forma mentis indispensabile alla realizzazione di una cittadinanza attiva lontana dall’assistenzialismo e dallo scarica barile. 
Il Partito Democratico in questi frangenti era tra e la gente al tempo stesso, quella brava gente che ha sempre agito, e continua a farlo, per risolvere i problemi e sostenere anche economicamente chi aveva perso casa, affetti, lavoro, socialità a causa del sisma o altro evento; non per mettersi medaglie al petto o per soddisfare il proprio ego, ma per dare un futuro diverso alle comunità dove vive, al territorio, all’economia del nostro Paese, che si sieda in Parlamento, in Regione, in Comune, o che si militi e basta. 
Mi piacerebbe che se ne ricordasse anche il segretario nazionale del mio partito, che pure si è prodigato tanto da Presidente del Consiglio per le terre colpite da qualsivoglia calamita. Perché sono i fatti che restano negli anni a venire, mentre i titoli sul giornale spariscono il giorno dopo.

       

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