La Commissione Ambiente del Senato ha approvato oggi pomeriggio il disegno di legge sui piccoli Comuni che, ora, passerà all’Aula per l’approvazione definitiva. “Si tratta di un disegno di legge – spiega il senatore modenese Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione Ambiente e relatore del ddl – che punta alla valorizzazione dei 5885 piccoli Comuni con popolazione fino a 5000 abitanti e dei territori montani e rurali, in cui vivono 10 milioni di italiani, garantendo una serie di benefici nella gestione dei servizi, anche innovativi”. Ecco la dichiarazione di Stefano Vaccari sulle principali novità del provvedimento:

“I Comuni italiani sono per la grande maggioranza di ridotte dimensioni. Il disegno di legge sui piccoli Comuni riguarda, quindi, quasi 6mila Enti locali con una popolazione inferiore ai 5mila abitanti, soprattutto in territori montani e rurali, condizioni in cui ricadono anche diversi Comuni nel modenese. Il provvedimento, si è calcolato, riguarda complessivamente 10 milioni di italiani che hanno il diritto di avere un’attenzione speciale per il proprio territorio: per questo le norme contenute nel disegno di legge sono particolarmente attese, in quanto possibile volano di sviluppo e sostegno di territori che hanno una ricchezza naturale, economica, sociale e culturale da difendere. Il provvedimento punta a contrastare lo spopolamento dei piccoli Comuni, incentivando la presenza anche innovativa di servizi e attività, della banda larga, dell’afflusso turistico. I Comuni potranno, ad esempio, istituire centri multifunzionali per la prestazione di servizi anche diversi, acquisire e riqualificare immobili per evitare l’abbandono e il degrado di terreni ed edifici, stipulare intese per il recupero di case cantoniere e stazioni ferroviarie non più utilizzate, destinare specifiche aree per la realizzazione dei mercati agricoli per la vendita diretta di prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta e a chilometro utile. A sostegno di tutte queste azioni, viene istituito uno specifico Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli Comuni. Fondi specifici sono inoltre indirizzati allo sviluppo della rete in banda ultra larga, soprattutto in quelle aree dove non c’è un interesse economicamente vantaggioso per gli operatori a realizzare reti a connessioni veloci e ultraveloci. Disposizioni specifiche sono, infine, previste per lo sviluppo, la tutela e la promozione delle aree rurali e montane”.

l Senato ha dato oggi il via libera al disegno di legge “Modifiche al codice antimafia e delega al Governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate”. “Si tratta di un provvedimento atteso – spiega il senatore modenese Pd Stefano Vaccari, componente della Commissione Antimafia – Le mafie sono sempre più aggressive e si muovono usando l’arma della corruzione. Importante, quindi, l’aver deciso di estendere le misure del codice anche alla corruzione, così come l’aver finalmente reso più  semplice l’utilizzo di 25 miliardi di beni sequestrati ai mafiosi per garantire sviluppo e lavoro”. Il provvedimento passa ora alla Camera. Ecco la dichiarazione di Stefano Vaccari:

“Il disegno di legge di riforma del Codice antimafia è il frutto di una iniziativa popolare a cui sono state abbinate diverse proposte di legge presentate da parlamentari del Pd. L’obiettivo principale della riforma è quello di estendere le misure contenute nel Codice antimafia anche alla corruzione. Le mafie, infatti, sono sempre più aggressive e si muovono con disinvoltura utilizzando l’arma della corruzione. Non è un caso che lo stesso procuratore nazionale Antimafia Roberti abbia proposto di inserire l’aggravante del metodo corruttivo nel reato di associazione mafiosa. Corposo il pacchetto di norme che sostengono il reale riutilizzo e la fruizione dei beni confiscati ai mafiosi. L’Agenzia nazionale per i beni confiscati viene riportata sotto la vigilanza del Ministero dell’Interno e potrà contare su una dotazione organica allargata a 200 unità di personale. Si potranno finalmente utilizzare 25 miliardi di beni confiscati per garantire sviluppo e lavoro ai territori. Innanzitutto, viene accelerato il procedimento giudiziario che dal semplice sequestro porta alla vera e propria confisca dei beni, in modo che le comunità possano fruirne.  Poi si consente il trasferimento agli Enti locali anche per finalità economiche, purché accompagnate dal vincolo del reimpiego dei proventi per fini sociali. In questo modo si dà una risposta concreta a quegli amministratori locali che avevano denunciato come insostenibile l’obbligo del riuso in caso di immobili fatiscenti, che abbisognerebbero di ingenti investimenti. Presso le Prefetture verranno istituiti i Tavoli permanenti sulle aziende sequestrate e confiscate, a cui siederanno anche i rappresentanti delle Istituzioni, delle associazioni economiche e di quelle dei lavoratori. In questo modo si favorisce la collaborazione degli operatori economici del territorio in modo da sostenere la continuità produttiva delle aziende e la salvaguardia dell’occupazione. Tra l’altro, l’amministratore giudiziario potrà anche avvalersi del supporto tecnico, gratuito, di imprenditori attivi nel settore in cui opera l’azienda o in settori affini. Incrementate anche le pene previste in modo da colpire la cosiddetta “mafia dei terreni”. Le modifiche apportate al codice antimafia, infine, aumentano le tipologie di soggetti considerati pericolosi e quindi passibili di vedersi applicate le misure di prevenzione, compresi gli indiziati dei più gravi delitti dei pubblici ufficiali contro la Pubblica amministrazione, a sottolineare la pervasività dei sistemi corruttivi”.

Il viceministro all’Interno Filippo Bubbico, nel pomeriggio di oggi, ha risposto a una serie di interrogazioni sul tema della chiusura delle sedi della Polizia postale. Tra esse, anche l’interrogazione presentata dal senatore modenese Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione Ambiente, già nell’ormai lontano 2014 quando si cominciava a parlare di razionalizzazione delle sedi di polizia e di possibile chiusura per il posto di Polizia ferroviaria e della sezione di Polizia postale a Modena. Ecco la dichiarazione di Stefano Vaccari:

“La sede della Polizia ferroviaria di Modena non rientra nel progetto di razionalizzazione della dislocazione delle Forze di polizia sul territorio, quindi rimarrà. Per quanto riguarda, invece, la sezione modenese della Polizia Postale i gruppi interforze istituiti presso il Dipartimento della Pubblica sicurezza sono ancora al lavoro sul progetto complessivo e non è chiaro che ricadute specifiche avrà sulla nostra provincia. E’ quanto ha confermato, oggi pomeriggio, il viceministro all’Interno Filippo Bubbico rispondendo a una serie di interrogazioni presentate da senatori provenienti da diverse parti d’Italia, da Gorizia a Foggia. Ringrazio il viceministro per aver risposto anche alla interrogazione che presentai già nel 2014, quando si cominciava a parlare del piano di razionalizzazione. Il piano in questione non è ancora stato definito, se non nelle sue linee generali. Si punta ad evitare duplicazioni e sovrapposizione e a favorire la gestione associata di servizi strumentali in modo da rendere più efficiente la spesa pubblica. In generale, si privilegia la presenza della Polizia di Stato nei comuni capoluogo, mentre nel resto del territorio saranno installati i Carabinieri. Vista l’evoluzione rapida delle funzioni in capo alla Polizia postale, si punta a concentrare le risorse professionali più qualificate nei capoluoghi di regione e nelle sezioni provinciali in cui operano Procure distrettuali con ampia competenza in tema di reati informatici. Chi lavora nelle sezioni territoriali della Polizia postale, anche nel caso di chiusura, rimarrà sul territorio, visto che si prevede il reimpiego nei reparti investigativi delle locali Questure. Rassicura, comunque, che lo stesso Ministero dell’Interno ribadisca che la Polizia postale oggi è deputata a presidiare un ambito di interesse strategico per il Paese, visto l’uso abituale degli strumenti informatici e dei relativi sistemi di comunicazione da parte delle associazioni di stampo mafioso e di tipo terroristico. Auspichiamo che venga tenuto in adeguato conto il lavoro specialistico che da ben 35 anni è stato portato avanti, con successo, dagli uomini della Polizia postale di Modena”.

Si è tenuta, in mattinata, presso la sede del Museo Ferrari di Modena, una conferenza stampa di presentazione di un progetto condiviso a sostegno del Lambrusco, uno dei prodotti principe delle nostre terre. All’incontro con i media erano presenti, oltre ai sindaci di Bomporto, Gualtieri, Rio Saliceto e Scandiano, anche il senatore modenese del Pd Stefano Vaccari e il consigliere regionale modenese del Pd Luca Sabattini. Gli Enti locali si sono impegnati a diffondere e approvare, in tutta l’area di produzione del Lambrusco nelle sue varie Dop e Igp, uno specifico ordine del giorno. Ecco il commento di Stefano Vaccari e Luca Sabattini:

“La coltivazione, la lavorazione e la produzione del Lambrusco rappresentano un comparto economico il cui fatturato, legato alla sola bottiglia, vale mezzo miliardo di euro. Si tratta di un dato che ribadisce il profondo valore per l’intera area di produzione di uno dei prodotti principe dell’agroalimentare emiliano-romagnolo. Oggi, insieme alla senatrice Ileana Pignedoli e ai sindaci di Bomporto, Gualtieri, Rio Saliceto e Scandiano, ci siamo ritrovati per mettere a punto azioni comuni. In particolare è stato deciso di raccogliere di nuovo le nostre energie, come già capitò l’anno passato in occasione della battaglia europea sul tema delle denominazioni, per diffondere e fare approvare in tutti i Consigli comunali dell’area di produzione del Lambrusco uno specifico ordine del giorno che parte dal presupposto che “il Lambrusco, ancora prima di essere il nome di una famiglia di vitigni, identifica un territorio esclusivo dal quale ha avuto origine”. I Consigli comunali interessati sono quelli in provincia di Modena, Reggio Emilia e di alcune zone di Parma e Bologna. Com’è noto, nonostante il successo a livello internazionale, in questo momento, si ha una riduzione complessiva delle vendite: occorre quindi implementare una strategia complessiva che parte dall’identificazione del Lambrusco come “testimonial” di un territorio ampio. E’ necessario, tra le altre cose, sulla base di analoghe esperienze francesi, creare il cluster regionale del Lambrusco, strumento ideale per la promozione e la competitività delle aziende e del territorio. Anche gli Enti locali dovranno operare in rete per la promozione di eventi, iniziative e progetti comuni volti alla valorizzazione dell’intera area produttiva. Occorre, insomma, lavorare tutti insieme, in maniera sinergica, per sostenere il Lambrusco, prodotto fondamentale per la nostra economica e per la ricchezza dei nostri territori”.

Il senatore modenese del Pd Stefano Vaccari, componente della Commissione Antimafia, interviene sulla possibilità che Totò Riina possa essere scarcerato per ragioni umanitarie. Ecco le sue considerazioni:

“Le questioni poste dalla Corte di Cassazione meritano senza dubbio una riflessione perché riguardano Il diritto a morire dignitosamente di ogni persona detenuta e quindi anche di Totò Riina. L’ipotesi di una mutazione della pena detentiva in arresti domiciliari, ora è nelle mani del Tribunale di Bologna che, sono certo, valuterà la decisione da prendere con saggezza e piena cognizione di causa, tenendo conto di tutti i fattori in gioco. Si perché il regime del 41bis è una condizione diversa di trattamento per chi si è macchiato di crimini efferati legati a una associazione mafiosa. La Commissione Antimafia ha avviato su questo una indagine per verificare nello specifico le condizioni di trattamento dei detenuti nelle sezioni riservate in alcune carceri, visitando quelle di Opera a Milano, di Parma e di Sassari. Ero presente alla visita a Sassari, carcere di massima sicurezza dove sono rinchiusi 90 detenuti al 41 bis, 23 per terrorismo. Anche lì ci sono persone malate che dispongono di un ambulatorio medico riservato attrezzato, mentre all’interno dell’ospedale di Sassari è allestito un mini reparto ad hoc. Se c’è una persona malata, lo Stato deve riservare un adeguato trattamento terapeutico a prescindere dai crimini commessi e dalla presenza o meno – che nel caso di Riina a Parma o Leoluca Bagarella a Sassari non c’è stata – di una presa di coscienza, di un percorso di ravvedimento e di conversione. Anche a Totò Riina, come a tutti gli altri detenuti al 41 bis, è giusto assicurare tutte le cure necessarie in carcere e, se occorre, in ospedale. Ma mi fermerei qui. Le condizioni di detenzione che la Commissione ha visto di persona sono tali che non si può affermare che il diritto alla salute e a una morte dignitosa siano pregiudicati e sulla base di questo assunto si possa tramutare la pena in arresti domiciliari. Oltre ad essere una concessione sproporzionata creerebbe un precedente grave che aprirebbe una falla nel sistema speciale di “carcere duro” che ha sempre spaventato i mafiosi e continua ad essere un elemento deterrente e determinante per attivare percorsi di riconversione e collaborazione con la giustizia. Inoltre se il capo della Direzione nazionale antimafia spiega che Rina è ancora il capo riconosciuto della mafia, come possiamo pensare di revocargli il 41 bis?”.

       

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