259 voti favorevoli, 107 contrari, 28 astenuti. Il nuovo Codice Antimafia è Legge dello Stato. Dopo il primo via libera alla Camera del novembre 2015, il testo era stato licenziato in seconda lettura al Senato il 6 luglio scorso. Il 27 settembre ha concluso il suo iter parlamentare. Con Stefano Vaccari, senatore in quota Pd e membro della Commissione Antimafia, ripercorriamo l'iter che ha portato all'approvazione del ddl. 

Il nuovo codice antimafia è legge: è soddisfatto?

È un buon testo, frutto di un percorso generato dalla Commissione Antimafia, che ha ricevuto contributi importanti anche dal CSM, e proposto al legislatore. Sono molto soddisfatto perchè raccoglie sollecitazioni di magistrati, forze dell'ordine, sindacati, associazioni impegnate nella lotta alle mafie e sulla legalità.

Quali le difficoltà dell'iter legislativo?

Il lavoro non è stato nè semplice nè scontato. Il risultato è frutto di un confronto tra parti dentro una maggioranza politica che si rapportano, a loro volta, con chi sta all'opposizione. Poi c'è il contesto politico e mediatico nel quale si colloca l'iter parlamentare. Credo tuttavia che si sia fatto il meglio possibile alle condizioni date oggi.

Quali sono i limiti e le criticità del codice?

Le critiche vanno considerate certo, soprattutto da parte di chi, come magistrato, vive in prima persona ogni giorno la gestione delle norme. Quello che mi rammarica è che molti dei detrattori del nuovo codice sono gli stessi che fino all'ultimo non hanno sollevato nè problemi nè proposte durante i vari passaggi parlamentari. La novità introdotta all'articolo 1 del codice sul legame tra il reato di corruzione e mafie ha una sua coerenza e non può essere presentata come una scelta non garantista. Innanzitutto perché non è applicabile per reati come il peculato d’uso o l’abuso d’ufficio, per la confisca serve un indizio concreto di colpevolezza e che ci sia un reato associativo. In secondo luogo, la nuova Legge aumenta e non diminuisce le garanzie per l’accusato. Credo sia sbagliato presentare questa riforma come una Legge liberticida e l’associazione tra mafia e corruzione come un’assurdità, dimenticando quanto le due cose siano spesso connesse.

Quali i punti innovativi nel contrasto alle mafie? 

Rafforza strumenti già esistenti, come l'Agenzia dei Beni Confiscati, rispetto alle misure di prevenzione. I magistrati si occuperanno di garantire che le aziende non chiudano e, fino alla confisca definitiva, avranno la responsabilità di verificare il lavoro degli amministratori giudiziari, destinare subito dopo il sequestro i beni perché siano utilizzati immediatamente, incentivare l’assunzione dei lavoratori delle aziende che si decide di liquidare perché non hanno mercato, garantire la prosecuzione dell’attività delle aziende che hanno appalti a condizione che cambino il management. L’Agenzia, che fino alla confisca definitiva non entra in possesso del bene o dell’azienda, dovrà fornire competenze e consulenze agli amministratori giudiziari per gestire al meglio le attività e coinvolgere associazioni e Enti Locali nelle scelte di indirizzo da intraprendere. Ulteriori misure introdotte andranno a colpire la cosiddetta mafia dei terreni, come la vicenda che ha coinvolto il Presidente del Parco dei Nebrodi. Ci sono poi le modifiche relative ai nuovi soggetti indiziati destinatari delle misure di prevenzione personale e patrimoniale per una serie di reati contro la PA con la precisazione del vincolo associativo di cui all'articolo 416.

Mafie e PA, un binomio sempre più interconnesso?

Secondo i dati di Avviso Pubblico, ad oggi sono 29 i Comuni sciolti per mafia dove è in corso la gestione commissariale mentre 53 in totale i comuni oggetto di più di un provvedimento di scioglimento. È un fenomeno che ha toccato 10 regioni del nostro Paese tra cui anche quelle del nord Italia. 

"Cordate” nel sistema degli appalti e “governo dell’economia”: come si previene l’infiltrazione mafiosa?

Il nostro Paese ha in questi anni costruito una legislazione efficace per contrastare le mafie, che ci ha consentito di dare loro colpi pesantissimi e che è diventata un punto riferimento per molti altri Paesi. Tra le norme antimafia, la legge che porta il nome di Pio La Torre è quella che ha contribuito di più a indebolirle insieme all’istituzione del reato di associazione mafiosa e alle leggi che favoriscono i pentiti e i testimoni di giustizia. Le mafie però hanno dimostrato una capacità di resilienza a questa offensiva e di trasformazione del proprio modo di essere che necessita di uno sforzo ulteriore.

Quella della corruzione è oggi l'arma più utilizzata dalle mafie per insinuarsi in certe dinamiche.

La corruzione è il grimaldello per entrare in ambiti fino a pochi decenni fa interclusi. La crisi economica ha agevolato queste pratiche ponendo imprese e persone in una condizione di "necessità" di avere accesso a un credito facile. Questo meccanismo si può stroncare togliendo quella condizione di "necessità" per evitare che le mafie si sostituiscano allo Stato. È decisivo spezzare quel legame che si è costruito tra amministratori pubblici e organizzazioni criminali che, attraverso il meccanismo della corruzione, controllano scelte politiche e di governo a livello locale e nazionale in vari settori (edilizia, sanità, opere pubbliche, gioco d'azzardo per citarne alcuni).

Più deboli sono i controlli più la corruzione, le mafie, avanzano. Spesso, però, corrotti e corruttori sono anche tra coloro che hanno il compito di controllare. Come si esce da questo circolo vizioso? 

Tra le cose che hanno segnato la mia esperienza in Commissione Antimafia, ci sono le parole di Nicola Gratteri ora Procuratore di Caltanissetta. Ci diceva che mentre si combattono le mafie bisogna contrastare anche due estremi pericolosi: il negazionismo (la mafia non esiste) e la generalizzazione (tutto è mafia). Entrambi favoriscono il permearsi delle mafie nella società. Non si può negare che alcuni esponenti delle forze dell'ordine e della magistratura siano stati coinvolti in inchieste e anche condannati per la collusione con le organizzazioni criminali. Questo però non deve portare a mettere tutti sullo stesso piano, compreso chi ogni giorno rischia la vita per combattere le mafie. È importante conoscere i vari fenomeni mafiosi, affinare gli strumenti di inchiesta, analisi e repressione certo, ma soprattutto investire sul piano della prevenzione.

Secondo lei c'è un'assuefazione all'illegalità?

Non credo. C'è piuttosto un ricorso all'illegalità come espediente per aggirare la Legge. È imporante conoscere come si evolve la criminalità organizzata per poterla contrastare. La DNA ogni anno fornisce aggiornamenti importanti e dettagliati in questo senso, così come lo sono i rapporti prodotti per conto della Commissione Antimafia dall'Osservatorio sulla criminalità organizzata dell'Università di Milano diretto da Nando Dalla Chiesa, o ancora il lavoro di analisi fatto da Libera e da Avviso Pubblico. È fondamentale conoscere per resistere e per cambiare.

 

Fonte: http://www.ilnuovopiccologiornale.it

Il senatore modenese Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione Ambiente ed ex assessore provinciale con delega allo Sport, ha portato all’attenzione del ministro dello Sport Luca Lotti la situazione – che definisce “di scempio” – che sta attraversando il Modena FC. Vaccari sollecita l’attenzione del Ministero e chiede di attivare, in via straordinaria, la Covisoc, l’organo ispettivo contabile preposto ai controlli sulle società sportive, per verificare la regolarità della cessione della squadra. 

La situazione sempre più precaria del Modena Football Club è approdata sul tavolo del ministro dello Sport Luca Lotti grazie a una interrogazione presentata dal senatore modenese Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione Ambiente, ed ex assessore provinciale con delega allo Sport. Vaccari, nel testo della interrogazione, ricorda la triste “telenovela” che ha tenuto la compagine calcistica della città di Modena e il suo patron Antonio Caliendo sui media locali e nazionali negli ultimi mesi e che, dopo la revoca, per morosità, della concessione dello stadio Braglia e la sconfitta a tavolino con l’Albinoleffe, è approdata, prima, alla presentazione in tribunale del concordato preventivo e, poi, alla cessione della squadra all’ex presidente del Varese Aldo Taddeo, con relativa clausola che ne consentirebbe il ritorno a Caliendo nel giro di tre anni. Il giudizio del senatore Vaccari sull’intera vicenda è lapidario: “La storia ultra centenaria del sodalizio modenese, pur tra molte vicissitudini societarie, non aveva mai toccato un livello tale di scempio nonché di frattura tra la società, l’ente locale, la città e i tifosi”. L’attenzione da parte della Lega Pro è stata alta fin da subito tanto che, ricorda Vaccari, “ha svolto un puntuale monitoraggio delle infrazioni commesse durante la gestione da parte del dott. Antonio Caliendo”. Più in generale, secondo la denuncia del senatore Stefano Vaccari, “si è venuta a creare una situazione senza dubbio anomala e critica, nonché bisognosa di chiarimento circa la regolarità della procedura di cessione seguita”. E’ per questo che nell’interrogazione Vaccari chiede al ministro Lotti se l’intera situazione non sia meritevole di attenzione da parte del Ministero “per l’immagine negativa che sta trasmettendo di uno sport popolare come il calcio in una importante realtà di provincia”. Ma soprattutto, si chiede al ministro se non “ritenga necessario attivare in via straordinaria, per tramite della FIGC, la Covisoc, l’organo ispettivo contabile preposto ai controlli sulle società sportive, per accertare la regolarità e la legittimità dei documenti prodotti dalle parti coinvolte nella cessione del Modena FC”.

Il senatore modenese del Pd Stefano Vaccari è nel gruppo dei parlamentari che, per primi, hanno aderito all’appello lanciato dal senatore Luigi Manconi: attuare uno sciopero della fame a staffetta in modo da sollecitare e sostenere l’approvazione della legge sullo ius soli temperato e lo ius culturae entro la fine della legislatura. Oggi è il giorno del digiuno per Stefano Vaccari, insieme a un gruppo di altri colleghi e aderenti all’iniziativa. Ecco il suo commento: 

“Non è mai troppo tardi, recita l'appello del collega Luigi Manconi. Si, non è mai troppo tardi per applicare metodi di lotta politica non violenti come lo sciopero della fame. A staffetta perché così dura di più l'attenzione che viene riservata all'iniziativa e si possono coinvolgere tante più persone. Dopo la mia adesione, nei giorni scorsi, mi son sentito dire: "Sì, ma tu sei parlamentare, è compito tuo approvare le leggi come lo ius soli!" Vero, ma ogni parlamentare conta per uno pur facendo parte di un gruppo e quando ci si accorge che si è finiti in un vicolo cieco su una legge simbolica ed importante come questa, allora si possono scegliere strade diverse per far sapere ai colleghi e all'opinione pubblica che si deve andare oltre le imposizioni ideologiche e strumentali che stanno condizionando non solo i 24 senatori di AP, ma anche altri di altri gruppi parlamentari. Qualcosa si deve pur fare per non doverci rammaricare amaramente della nostra impotenza o ignavia. Questa iniziativa vuole impedire che si richiuda quello spiraglio, pur esilissimo, che pare essersi aperto in queste ore e ottenere l'approvazione di una legge ragionevole e saggia. Per questo, in tanti stanno digiunando e digiuneranno a staffetta per tutto il mese, insieme a parlamentari, docenti, attivisti politici e cittadini. Fino a quando, cioè, il provvedimento non sarà discusso in Aula e approvato con tutta l’urgenza che è, in questo momento più che mai, necessaria. Oggi tocca a me: per questo ne parlo, per sottolineare il valore del provvedimento che, ritengo, dobbiamo assolutamente adottare”.

Giovedì pomeriggio il Senatore Stefano Vaccari in qualità di Presidente dell’intergruppo parlamentare di amicizia con il popolo Saharawi è intervenuto alla 72esima sessione della Quarta Commissione Onu dedicata a “Questioni politiche speciali e decolonizzazione”. Di seguito il suo intervento.

 

Gentile Presidente Egregi Commissari,

Mi chiamo Stefano Vaccari e sono un senatore della Repubblica Italiana che ha l'onore di presiedere l'intergruppo parlamentare di amicizia con il popolo Saharawi di cui fanno parte 100 parlamentari di tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento. Negli ultimi 5 anni abbiamo promosso incontri presso le commissioni del nostro parlamento per denunciare le ripetute violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale, e abbiamo organizzato un azione di supporto costante al popolo Saharawi, in Italia e nei loro territori, in collaborazione con una vasta rete di comuni e associazioni.

Per le Nazioni Unite, il Sahara occidentale rimane un territorio non autogovernato ancora in attesa di una decolonizzazione definitiva e i suoi cittadini hanno un diritto inalienabile all'autodeterminazione e all'indipendenza in conformità con la risoluzione 1514 (XV) dell'Assemblea Generale del 14 dicembre 1960 contenente la Dichiarazione sulla Concessione d’indipendenza ai Paesi e alle popolazioni delle ex colonie.

Tutte le risoluzioni dell'Assemblea Generale riguardanti il Sahara Occidentale hanno costantemente richiamato la risoluzione appena menzionata come base da cui partire per completare la decolonizzazione del territorio; sempre e solo attraverso il libero esercizio democratico del popolo Saharawi.

In questo contesto, grazie agli sforzi di mediazione congiunti delle Nazioni Unite e dell'OUA, nel 1988 le due parti del conflitto, il Fronte POLISARIO e il Marocco, hanno accettato un piano che aveva come scopo l’organizzazione di un referendum che senza vincoli militari o amministrativi consentisse alla popolazione del Sahara occidentale, nell'esercizio del suo diritto all'autodeterminazione, di scegliere tra indipendenza e integrazione con il Marocco .

Tuttavia, ad oggi, questo referendum non è ancora stato organizzato a causa degli innumerevoli ostacoli posti dal Marocco. Il punto massimo dell’ostruzionismo marocchino si è raggiunto nel 2002 quando il Marocco ha dichiarato apertamente che non era più disposto ad andare avanti con il Piano che avrebbe portato al referendum, piano che aveva precedentemente e ufficialmente accettato.

Il mancato uso della propria autorità da parte del Consiglio di Sicurezza nei confronti del Marocco, per non aver rispettato il Piano di regolamento e gli Accordi di Houston del 1997, ha ulteriormente legittimato e incentivato il comportamento scorretto marocchino. È stato subito chiaro che la manovra del Marocco e il suo repentino cambio di idea, erano essenzialmente dovuti alla realizzazione del fatto che in caso di un referendum democratico vigilato dall'ONU, il popolo del Sahara Occidentale avrebbe evidentemente scelto l'opzione di indipendenza.

I negoziati purtroppo ad oggi non hanno fatto alcun progresso a causa dell'insistenza dello Stato marocchino nel voler far accettare una propria proposta, diversa da quella precedentemente accettata, che è semplicemente in contrasto con l'esercizio genuino e libero dei popoli Saharawi del loro inalienabile diritto all'autodeterminazione. Dal 2012 il Marocco continua addirittura a respingere anche l'idea di negoziati diretti.

Inoltre, il Marocco continua a commettere terribili violazioni dei diritti umani contro i civili Saharawi di tutte le età tra cui donne, uomini, bambini e anziani nei territori occupati del Sahara occidentale. Alcune di queste violazioni sono state documentate da organizzazioni umanitarie internazionali quali Amnesty International e la Fondazione Robert Kennedy, le cui relazioni illustrano il sistematico non rispetto dei diritti umani fondamentali e la mancanza di condizioni di vita dignitose in questi territori.

Purtroppo, la maggioranza di queste violazioni viene perpetrata lontano dal controllo internazionale a causa del blackout dei media e del blocco militare imposto ai territori occupati dall'autorità marocchina. Il Marocco persiste anche nello sfruttamento illegale e massiccio delle risorse naturali del Sahara Occidentale, spesso in complicità con le entità straniere e in totale violazione della legittima sovranità del popolo saharawi sul territorio e sulle proprie risorse naturali.

Per tutte queste ragioni, la legittimazione dello status quo e il supporto dell'occupazione militare marocchina illegale del territorio è qualcosa che il mondo dovrebbe rifiutare e che i Saharawi non accetteranno mai. È qualcosa di veramente pericoloso non soltanto in termini di pace e sicurezza dell’area, ma molto di più perchè rappresenta un fallimento totale delle fondamenta del sistema internazionale che si basa sul diritto all'autodeterminazione delle popoli e sul divieto di acquisizione di altri territori con l’uso della forza.

È quindi imperativo che l'Assemblea Generale stabilisca una data per l'organizzazione del referendum di autodeterminazione per il popolo del Sahara occidentale. Qualsiasi ritardo nel consentire alle persone di esercitare il loro diritto all'autodeterminazione e all'indipendenza peggiorerà la situazione e causerà una ulteriore destabilizzazione di una situazione già volatile nella regione.

Il rischio di un rapido peggioramento delle condizioni del popolo saharawi è davanti agli occhi di tutti e noi l'abbiamo notato personalmente durante la nostra ultima visita quando, con altri parlamentari, ci siamo recati nel 2015 in delegazione in visita ai campi profughi saharawi a Tindouf e nei territori liberati a Tifariti. Per me non era la prima volta. Sono andato già nel 1998 e nel 2006.

In quei giorni abbiamo potuto vedere le condizioni di vita nei campi e parlato con tanti profughi, non solo con le autorità saharawi. Con i giovani nati nei campi e che nutrono ormai poche speranze nella soluzione del conflitto e nel loro futuro. Con le donne che hanno retto sulle loro spalle una democrazia in esilio appena nata, mentre i loro uomini erano in guerra. Con i famigliari dei desaparecidos che aspettano ancora giustizia per i loro cari. Con i testimoni per i diritti umani che portano ancora i segni sul volto e suo corpo delle violenze subite ingiustamente dalla polizia marocchina nei territori occupati del Sahara Occidentale. Ed e' anche per portare la loro voce che sono qui davanti a voi. Siamo tornati da quel viaggio prendendoci l'impegno con i colleghi di fare ogni cosa per sostenere la loro causa che aspetta ingiustamente da troppi anni. Come ingiuste sono state le decine di cittadini sahrawi incarcerati ingiustamente nei territori occupati, poi processati sommariamente e condannati a pene ingiuste in violazione dei trattati internazionali.

Del resto, in quei territori a nessun osservatore viene permesso di andare, nemmeno a rappresentanti di istituzioni o parlamentari di singoli stati europei che vengono fermati agli aereoporti e rispediti a casa come fossero dei pericolosi terroristi.

Vi chiedo e mi chiedo: e' questa l'idea di democrazia e di rispetto dei diritti umani che ha il Regno del Marocco che collabora e ha consistenti rapporti commerciali con l'Unione Europea e con tante imprese multinazionali ?  La risoluzione finale che approverete dopo questi giorni di audizioni e' molto importante. E' molto importante perché può aiutare il lavoro appena avviato dal segretario generale Guterres e dal suo inviato speciale il Presidente Horst Koehler per ridare speranza e futuro a quei giovani a quelle donne a quei famigliari a quei cittadini saharawi incarcerati ingiustamente. E' importante perché puo' supportare e indirizzare la ripresa del dialogo tra le parti in causa. Il Sahara Occidentale aspetta da 26 anni un referendum che le Nazioni Unite hanno indicato come prospettiva per ristabilire il diritto internazionale. Confido in voi perché serve coraggio. Non dovrete chiedere solo coerenza con le decisioni assunte dall'assemblea generale negli ultimi 26 anni. Serve coraggio per chiedere al Segretario generale e all'assemblea generale di fissare a breve la data del referendum e chiudere finalmente uno degli ultimi processi di decolonizzazione rimasti aperti nel mondo. Grazie 

 

Il senatore modenese Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione Ambiente, commenta positivamente il parere favorevole sulla realizzazione della Complanarina espresso dalla Commissione bicamerale per gli Affari regionali. 

“Un altro passo avanti verso la realizzazione di un’opera attesa ormai da troppo tempo da coloro che vivono e lavorano nella zona a sud di Modena”: con queste parole il senatore modenese Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione Ambiente, commenta la posizione espressa dalla Commissione bicamerale per gli Affari regionali. “La Commissione, nella giornata di martedì - spiega Vaccari – ha espresso per mano della capogruppo Pd nella stessa Commissione la senatrice Pamela Orru, parere favorevole sulla Complanarina, con il solo voto contrario di una deputata del Movimento 5 stelle. Com’è noto, la Complanarina è un’opera viaria fondamentale per snellire il traffico nella zona a ridosso del casello di Modena Sud e in direzione della città. Con questo parere, l’opera, che era tra quelle previste nell’ambito del progetto più complessivo della realizzazione della quarta corsia autostradale, compie un ulteriore passo nella giusta direzione. Ora l'ultimo passaggio spetterà al Consiglio dei Ministri per il via finale”.

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