Buona sera a tutti, 

mia figlia Valentina lunedì mattina scorso appreso il risultato, mi ha detto: vedi papà alle mie bimbe in palestra (insegna ginnastica artistica agonistica) io dico sempre, delle volte si vince e altre si impara. Ecco questa è una di quelle volte, dalle quali potrai ripartire per rafforzare le tue capacità di reazione. Si credo che abbia ragione lei. E siccome non sono uno che è solito piangere sul latte versato, voglio iniziare questo mio intervento ringraziando tutti coloro che, nel collegio uninominale di Cento, hanno condotto senza risparmiarsi una campagna elettorale difficile e in salita (nonostante i falsi ottimismi della vigilia). Dai segretari dei circoli, ai sindaci e amministratori, ai tanti Giovani Democratici che hanno messo passione idee e innovazione, i tanti militanti ed elettori che hanno creduto giustamente di poter segnare la differenza per quello che assieme avevamo ridato al territorio dopo il sisma del 2012. Abbiamo provato a fermare lo tsunami che arrivava con le mani ma invano. E di questo mi assumo la mia personale fetta di responsabilità come sempre ho fatto. Vorrei che lo facessimo tutti perché sapete come è finita. Non per caso non per il destino cinico e baro ma per una scelta precisa, politica e personalistica, del gruppo dirigente nazionale. Una scelta che ha riguardato tutto il territorio, modenese e regionale, nonostante il percorso condiviso e partecipato che questa federazione aveva fatto per indicare una rosa di nomi per le candidature. A scanso di equivoci vorrei precisare che le candidature scelte, sono state per me di assoluto valore, competenti e capaci al di là dei risultati e agli eletti va il mio augurio di buon lavoro e la mia disponibilità a collaborare. 

Quella del 4 marzo non è stata solo la più grave sconfitta della sinistra italiana nella storia repubblicana, ma è stata una sconfitta che porta con sé effetti “collaterali” rilevantissimi sul delicato crinale della tenuta delle istituzioni europee e nazionali. 

Dunque, il centrosinistra ha perso le elezioni, ma ha fallito anche la seconda delle missioni che si era dato, forse con eccessivo trionfalismo delle europee 2014: essere il più solido argine nell’Unione contro l’avanzata delle forze antisistema. Alla prova dei fatti, è successo il contrario: Francia e Germania hanno retto; noi siamo crollati sotto le bombe di Di Maio e Salvini, nonostante il grande lavoro fatto dal Governo per risollevare un Paese sul lastrico. Le ripercussioni sulla tenuta del quadro istituzionale le misureremo più avanti, augurandoci che siano meno gravi di quanto temiamo; sta di fatto che lo sfaldamento del rapporto tra l’Italia e l’Ue e il conseguente smottamento di quest’ultima, stanno per la prima volta tra gli scenari possibili.

Il 4 marzo abbiamo perso tutti, certo per scelte sommate tra loro che vengono da lontano, ma con responsabilità proporzionalmente diverse, sulla base dei ruoli e delle appartenenze. Non sono tra quelli che le affida tutte al segretario dimissionario Renzi, anche se ha avuto un ruolo centrale. Attorno a lui c'era un gruppo dirigente che o non lo ha contrastato quando era necessario o gli ha consigliato passi sbagliati. Penso a ciò che non abbiamo fatto (tranne qui a Modena e in Emilia) dopo il voto al referendum del 4 dicembre per analizzare quella sconfitta e correggere azioni del pd e del governo, così come dopo le elezioni amministrative e regionali in Sicilia al netto delle loro specificità. Oggi bisogna andare più a fondo nell’analisi di ciò che è successo domenica alle urne. Siamo diventati il partito delle classi medio alte e maggiormente tutelate, con differenze regionali certo ma non più così marcate come in passato. Il voto ha ridisegnato le cosiddette “due Italie” come non accadeva da decenni. Se confrontiamo poi il voto al pd delle europee 2014 con quello di domenica, vediamo come solo il 50% ci ha riconfermato la fiducia, il 15,6 non è andato a votare e il restante 34,2% si è diviso in prevalenza tra 5S per il 16,8% il centro destra per l’8,4% il 3,4%. alla Bonino e il 4% a LeU. 

Uno smottamento strutturale che sancisce la fine del voto di appartenenza e al tempo stesso ci indica la possibilità, apparentemente più semplice del voto di opinione, di andarci a riprendere quella marea di voti persi. Partendo da un bagno di umiltà, anche nelle dichiarazioni pubbliche, che eviti di additare chi si mette in fila ai Caf per avere il reddito di cittadinanza o come fascista è razzista chi ha votato lega. La dimensione e la qualità di quel voto ci dicono che non è così e faremo bene ad avere più rispetto di loro e delle loro ragioni che hanno a che fare con la speranza e con la paura delle persone. E di comprenderle a fondo. A Modena città, che è andata meglio che da altre parti, stiamo parlando di 14.000 voti in meno per il pd, 11.000 in più per la Lega e 3000 in più per i 5S. E non ci vuole molto a capire quali problemi tali dati pongono in vista delle amministrative del prossimo anno. 

Dati preoccupanti e segnali che avevamo già avuto forti e chiari quando nel 2017 dopo le primarie registrammo un calo del 50% dei partecipanti che affiancava un altro 50% di riduzione del numero degli iscritti a Modena come in Regione. Noi possiamo essere i più bravi teorici e praticanti del riformismo emiliano ma se dietro non c’è il popolo, un problema c’è e lo dobbiamo affrontare con più serietà. 

La direzione di lunedì con la relazione di Martina e il dibattito che ne è seguito ha messo sui binari giusti questo lavoro e questa discussione. A lui e a tutti noi dico: Non si facciano processi ma neanche rimozioni.

Ripartiamo allora dall'ascolto, da una discussione vera e profonda, senza ipocrisie. Riannodiamo i fili di una rete necessaria, per riconnetterci ad un tessuto sociale che "non ci ha tradito", ma che non ha trovato nel Pd e nella sinistra le risposte alle proprie difficoltà, ai bisogni, alle paure, al disorientamento, alla solitudine. Lavoro, sicurezza, disuguaglianze, vecchie e nuove povertà, protezione sociale, corpi intermedi e rappresentanza, banche sono temi sui quali siamo apparsi estranei consolidando una lontananza da diversi strati di popolazione. 

Occorre costruire un clima unitario a livello nazionale oltre che qui a Modena dove gli sforzi sono stati fatti. L'azzeramento delle correnti a cui in diversi leader in direzione e dopo hanno fatto riferimento è un obiettivo verso il quale dobbiamo tendere con maggiore determinazione. 

Perché ci servirà un partito nel quale agli interessi delle correnti personali si sostituiscano le correnti di pensiero, di idee e vicinanza ai problemi reali delle persone. Quelle correnti che in un partito sano devono portare necessariamente a compiere quotidianamente scelte di sintesi tra gli interessi in campo ma strategiche, che chiariscano qual è il nostro nuovo pensiero sul mondo, sull’Europa, sul Paese sulla Regione su Modena e Provincia. 

Con l’ambizione di guardare oltre l’immediato. Oltre il qui ed ora. 

Occorre ripartire da una rigenerazione del Pd a partire dalla sua identità, rendendolo inclusivo e non esclusivo, plurale e non singolare, capace di garantire una collegialità che in tanti passaggi cruciali è mancata quando non è stata negata. 

Quindi sì a un Pd che, dall’opposizione di 5S e della destra, apra una vera fase costituente, organizzativa e progettuale, con i tempi giusti senza affrettarsi su dispute nominalistiche e senza un nuovo progetto a cui legare le persone. Perché il Pd che serve a tutti noi dovrà essere un soggetto politico del tutto diverso. E per questo credo che di gazebo per le primarie non ne avremo bisogno per un po’ di tempo. 

Dovrà essere, pena la sua residualità nel sistema politico e istituzionale: 

Un partito da ripensare nella cultura politica e nella forma, quegli aspetti che nella storia delle culture fondanti del PD e nell’esperienza breve dell’Ulivo seppero rappresentare lo scatto in avanti e il valore aggiunto in grado di suscitare speranze, aggregare energie e idee e conquistare consenso. 

Un partito nel quale i circoli, seppur in numero ridotto, non siano più soltanto luoghi per incontrarsi tra persone che già fanno politica, ma luoghi che raccolgano anche in forme nuove bisogni e problemi, e rappresentino davvero l'interesse del proprio territorio. 

Per questo serve un’analisi seria e approfondita del voto. Seggio per seggio comune per comune, per analizzare quanto le dinamiche e i problemi conunali o di quartiere possano aver influito o meno sulla scelta degli elettori accanto a quelli nazionali. Un partito che renda diversamente protagonisti gli iscritti dei circoli accanto a ciò che si muove dentro quel quartiere o comune, per condividere l’elaborazione di questo nuovo ruolo accanto alle soluzioni dei problemi della città. 

Occorre tornare ad usare il "noi" n modo serio e concreto e costruire una vera comunità di persone capaci di essere solidali e coese. Ricostruire rapporti di fiducia all'interno della famiglia democratica è il presupposto per animare la fiducia dei cittadini nel Partito Democratico.

Un partito che investa sul capitale umano, a partire dal patrimonio dei Giovani Democratici, che sappia cambiare l’ordine delle priorità e rimettere al centro la ridefinizione della sua funzione. 

La prossima Assemblea Nazionale, che eleggerà il nuovo segretario avviando la fase congressuale può essere una vera opportunità. Deve avere la forza di dar vita a un nuovo progetto politico fatto di nuove idee e non solo di conte sulle persone. Capace di riattivare quella partecipazione che ci ha abbandonato in modo massiccio in questi anni. 

Facciamo nostra questa occasione: proviamo, da Modena, dalla Emilia Romagna, a far partire un percorso che possa essere da “esempio” anche per l’Italia. 

Un percorso per il quale sarò comunque a disposizione del PD, al di là dei ruoli che ricoprirò. Ho avuto l’onore di giocare per 5 anni in nazionale e di questo devo ringraziare questa comunità politica che lo ha reso possibile e alla quale spero di aver restituito, almeno in parte, quanto ricevuto. Come ho già dichiarato pubblicamente ora torno a fare il mediano, anche in polisportiva, un ruolo che, parafrasando Ligabue, ho sempre ricoperto nei fatti, perché sono nato senza i piedi buoni, ho lavorato sui polmoni, recuperato tanti palloni, coperto certe zone del campo, ho giocato con generosità, sempre nel mezzo fin che ce ne avevo e sempre al servizio della squadra. È così continuerò a fare anche in futuro. 

Con il Dl Fisco, ma soprattutto con la Legge di Bilancio, grazie a specifici emendamenti presentati dai parlamentari modenesi del Pd Davide Baruffi, Manuela Ghizzoni e Stefano Vaccari, che da cinque anni a questa parte si stanno occupando del tema, sono state introdotte importanti novità per le zone colpite dal sisma del 2012, alle prese con la ricostruzione. Eccone il commento dei parlamentari Baruffi, Ghizzoni e Vaccari e l’elenco complessivo dei provvedimenti:

Davide Baruffi, Manuela Ghizzoni e Stefano Vaccari “Ancora una volta, come è avvenuto in questi cinque anni dal sisma del maggio 2012, la collaborazione stretta tra le comunità colpite, gli Enti locali e la Regione ci ha permesso di formulare in Parlamento proposte chiare e condivise, per ottenere così risposte efficaci alle esigenze delle comunità del cratere sismico. Il ventaglio di norme approvate è variegato e prevede risposte sia per le Amministrazioni che devono portare avanti il corposo lavoro della ricostruzione, sia per i cittadini e le imprese che hanno subito danni. Casi di cronaca hanno portato alla ribalta, in questi mesi, specifiche vicende di disagio di piccoli imprenditori e proprietari di immobili. Le proroghe delle zone franche urbane, della sospensione del pagamento dei mutui e dell’Imu per le case inagibili vengono incontro a esigenze concrete di chi è ancora in difficoltà. Mentre i fondi stanziati garantiscono la continuità degli interventi che si stanno realizzando. Facendo un bilancio a fine Legislatura, possiamo confermare, guardando ai provvedimenti che si sono susseguiti nel tempo, come l’impegno del Pd, di tutti i suoi rappresentanti, e delle Istituzioni locali e nazionali non sia mai venuto meno e abbia prodotto, nonostante i tentativi di strumentale diniego da parte di alcune forze di minoranza, ricadute e oggettivi miglioramenti per tutto il territorio”.

Provvedimenti già inseriti dal Governo nel testo della Legge di bilancio – Vengono prorogate fino al 31 dicembre 2019 le agevolazioni previste per le zone franche urbane. Prorogata al 31 dicembre 2018 l’esenzione dal pagamento dell’Imu per i proprietari di immobili che risultano ancora inagibili. Prorogata di un anno la sospensione del pagamento degli oneri relativi alle rate dei mutui accesi dagli Enti locali presso la Cassa depositi e prestiti. Infine, per agevolare la ricostruzione pubblica vengono previsti 350 milioni di euro nella forma di specifici finanziamenti bancari agevolati.

Provvedimenti contenuti nel Dl Fisco grazie a emendamenti Pd – Il termine di scadenza dello stato di emergenza è stato di nuovo prorogato fino al 31 dicembre 2020. Le Amministrazioni hanno la possibilità di indire, nel triennio 2018-2020, procedure concorsuali riservate per il personale assunto in connessione all’emergenza e alla ricostruzione che risulti titolare di un contratto di lavoro flessibile e che, al dicembre 2017, abbia prestato almeno tre anni continuativi di attività presso l’Amministrazione che bandisce il concorso.

Provvedimenti introdotti con emendamenti Pd al Senato – Si prevede un incremento del Fondo per la ricostruzione di 17,5 milioni di euro per l’anno 2019 e di 17,5 milioni di euro per l’anno 2020. Queste nuove risorse vengono stanziate per le procedure connesse alle attività della ricostruzione, in particolare il costo del personale necessario all’espletamento delle diverse operazioni per garantire la continuità negli uffici comunali e della struttura commissariale. 

Provvedimenti introdotti con emendamenti Pd alla Camera – Vengono stanziati ulteriori 20 milioni di euro da destinare alla prosecuzione dei contratti, delle convenzioni, del pagamento degli straordinari per tutto il personale e le risorse impegnate nella ricostruzione; uniti a quelli del Senato, assicurano alla gestione della ricostruzione ulteriori e complessivi 55 milioni. Prevista la proroga per un altro anno della sospensione dei mutui per le abitazioni, laddove non sia stata completata la ricostruzione. Prevista la proroga del termine per il recupero dei materiali da demolizione.

Il senatore modenese del Pd Stefano Vaccari, componente della Commissione Antimafia, sottolinea il valore della legge sui testimoni di giustizia, appena votata al Senato.

“Oggi il Pd ha votato con convinzione la legge sui testimoni di giustizia e la legislatura si chiude con un altro importante provvedimento. Credo che il sì unanime di quest’Aula sia il miglior viatico per questa legge, in una legislatura straordinariamente fertile e positiva nella lotta alle mafie”. Lo dice il senatore Stefano Vaccari, componente della Commissione Antimafia. “Questa legge – prosegue Vaccari – è un segnale chiaro al Paese: chi sceglie di fare il testimone di giustizia e di mettersi al servizio dello Stato troverà nello Stato un aiuto, un sostegno concreto e il riconoscimento dell’importante ruolo svolto nella lotta alle organizzazioni mafiose. E’ un provvedimento con un alto valore simbolico, ma anche un intervento pragmatico, perché essere testimone di giustizia non può e non deve andare a scapito della qualità della vita. Per questo si garantiscono reddito, casa e procedure chiare, trasparenti ed efficaci, percorsi personalizzati che tengano conto dei rischi e dei contesti famigliari. Per ritardo del legislatore, troppi testimoni di giustizia hanno subito tanti disagi per stare dalla parte dello Stato. Con questa legge, altro bell’esempio di dialogo tra Parlamento, governo, associazioni, concludiamo dunque nel migliore dei modi una legislatura straordinaria sul fronte dell’antimafia, come hanno sottolineato Avviso pubblico e Libera: 24 provvedimenti approvati, dalla riforma del 416 ter, all’autoriciclaggio, agli ecoreati, al caporalato, alla riforma dell’anticorruzione a quella del Codice Antimafia e dei beni confiscati”.

Via libera dall'Aula del Senato al biotestamento. I sì sono stati 180, 71 i no e 6 astenuti. Il testo diventa legge. Un grande applauso dopo il voto si è alzato dall'Aula. Approvato dalla Camera il 20 aprile scorso, il disegno di legge sul biotestamento ha concluso dunque oggi il suo iter. Il cuore del provvedimento è l'articolo 3 sulle disposizioni anticipate di trattamento (Dat).

«Dal Senato via libera a una scelta di civiltà. Un passo avanti per la dignità della persona». Così il premier Paolo Gentiloni commenta su twitter il via libera del Senato al biotestamento.

«L'approvazione definitiva della legge sul biotestamento è un importante e positivo atto di responsabilità del Parlamento. D'ora in poi i malati, le loro famiglie, gli operatori sanitari saranno meno soli in situazioni drammatiche», afferma la presidente della Camera Laura Boldrini.

«Il provvedimento sul fine vita è legge. Si tratta di un passo in avanti nella direzione della libertà e della consapevolezza dei diritti del malato. L'impegno adesso è accompagnare con cura e amore - e sempre maggiori risorse - chi vive la malattia. Accogliere, prendersi cura, accudire. E rispettare la libertà, sempre». Lo scrive su Fb il segretario del Pd Matteo Renzi.

«L'approvazione del testamento biologico è una delle pagine migliori di questa legislatura». Lo scrive su Facebook Roberto Speranza, di Liberi e Uguali. «Su un tema delicato come il "fine vita" da oggi ci sono più diritti e più libertà per tutti», aggiunge.

«Oggi è il giorno della responsabilità. Un giorno in cui il Parlamento di questa aberrante legislatura potrà riprendersi il merito e l'orgoglio di aver consegnato una pagina di civiltà al suo Paese. Il disegno di legge sul biotestamento è il frutto dell'unificazione di più proposte, la prima delle quali, ed è un orgoglio dirlo, è del MoVimento 5 Stelle e reca la prima firma del deputato Mantero». Lo affermano in una nota i parlamentari del M5S.

«Qualche lacrima è uscita quando abbiamo visto il cartellone del voto, qualche emozione forte anche in ricordo di una lunghissima battaglia. Più di dieci anni fa quel dibattito insopportabile sul caso Englaro che mi toccava presiedere con qualche insulto. E quanto tempo, quanta fatica per arrivare a una legge di umanità». A dirlo è Emma Bonino. «Quando si riesce a far sì che le istituzioni finalmente ascoltino anche se ci si mette anni, decenni, sono emozioni importanti. E credo che è questo che non dobbiamo dismettere, mai dare per scontato che non si può fare niente. Mai dare per scontato che le istituzioni comunque non contano. Mai dare per scontato che i diritti arrivano da sé. Proprio perché è un piccolo passo avanti da questo dobbiamo trovare la forza di andare avanti nei passi che ancora restano». 

Ecco il testo della legge punto per punto.

IL CONSENSO INFORMATO - Il testo prevede che, nel rispetto della Costituzione, nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. Viene «promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico il cui atto fondante è il consenso informato» e «nella relazione di cura sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari».

I MINORI - Per quanto riguarda i minori «il consenso è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall'amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore».

LE DISPOSIZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO - Ogni «persona maggiorenne, capace di intendere e volere, in previsione di un'eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può, attraverso "Disposizioni anticipate di trattamento" (Dat), esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali». Le Dat, sempre revocabili, risultano inoltre vincolanti per il medico e «in conseguenza di ciò - si afferma - è esente da responsabilità civile o penale». Devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata, con sottoscrizione autenticata da notaio o altro pubblico ufficiale o da un medico dipendente del Servizio sanitario nazionale o convenzionato. Nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, possono essere espresse attraverso videoregistrazione. In caso di emergenza o di urgenza, precisa inoltre il ddl, «la revoca può avvenire anche oralmente davanti ad almeno due testimoni».

PIANIFICAZIONE DELLE CURE - Nella relazione tra medico e paziente «rispetto all'evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità».

L'ITER - Il provvedimento è stato approvato il 20 aprile dalla Camera. Durante l'esame in commissione al Senato sono stati presentati migliaia di emendamenti, 3005 solo in Aula. La presidente della commissione Emilia De Biasi a fine ottobre si è dimessa da relatrice proponendo, per accorciare i tempi di esame, di valutare l'invio in Aula del testo senza relatore.

Nel pomeriggio di oggi, presso la sala Nassirya del Senato, il senatore modenese Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione Ambiente, insieme al collega Daniele Borioli, ha presentato un appello trasversale antifascista rivolto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Governo. L’appello è già stato firmato da 50 senatori di diversi schieramenti. Ecco il commento di Stefano Vaccari:

“La Legislatura sta volgendo al termine, ma questo non ci esime, fino all’ultimo minuto, di agire a contrasto di quella che rischia di diventare una vera e propria emergenza democratica. C’è una deriva di sottovalutazione e di condiscendenza verso simboli, idee e comportamenti che si richiamano esplicitamente al fascismo, al nazismo, alla discriminazione dei popoli e dei gruppi sociali per ragioni di razza, etnia e orientamenti sessuali. Tale fenomeno viene enfatizzato dai social media ed è presente ormai in tutto il contesto europeo, alimentato dagli effetti sociali devastanti prodotti da una crisi economica di lungo corso, dalla difficile e complessa regolazione dei fenomeni migratori, dalla minaccia terroristica incombente. La prima azione che, come politici, dobbiamo intraprendere è sicuramente quella di una autoregolamentazione nella misura delle parole usate, per contrastare il degrado del linguaggio che, per sé stesso, alimenta violenza. Ma occorrono anche misure più generali volte a ridefinire, alla luce dei fenomeni più recenti, cos’è il fascismo e soprattutto il neofascismo, e a diffondere una conoscenza più approfondita di cos’è stato davvero il ventennio e di come la nostra stessa identità nazionale sia basata sull’antifascismo e sulle conquiste in termini di diritti civili che da esso sono scaturite. E’ per questo che chiediamo al presidente Mattarella e al Governo, ognuno per le proprie competenze, di predisporre le condizioni affinché siano attuate specifiche iniziative. Innanzitutto, un Comitato nazionale di esperti dovrebbe occuparsi di rivisitare e attualizzare il concetto di fascismo, azione utile sia sul fronte giudiziario che per il futuro legislatore. Occorre, inoltre, un riconoscimento formale, come patrimonio della Nazione, dei luoghi della memoria dell’antifascismo e della Resistenza. E’ necessario valorizzare l’azione dell’Istituto nazionale della storia del movimento di Liberazione in Italia e della rete degli istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea. Il Ministero dell’Istruzione dovrebbe promuovere un grande progetto di ricerca su scala nazionale sull’arcipelago neofascista e neonazista in Italia. Infine, impegno che ormai dobbiamo rimandare alla prossima Legislatura, l’approvazione di una legge che introduca l’insegnamento della Costituzione nelle scuole. Solo la conoscenza e la consapevolezza del nostro tragico passato possono creare gli anticorpi affinché questo non possa ripresentarsi”.

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